Con il termine dadoforo (dal gr. dadophóros, letteramente “portatore di fiaccola“) si è soliti riferirsi a Cautes e Cautopates, figure minori collegate culto greco-romano del Mitraismo, generalmente rappresentate con in mano una fiaccola, che il primo tiene alzata e il secondo abbassata. Indossano abiti persiani, un berretto frigio ed appaiono sempre più piccoli del dio Mitra, a sottolineare la sua maggiore importanza.

Essendo Mitra a sua volta collegato a miti solari, anche a Cautes e Cautopates, i due dadofori, è stato attribuito un significato astronomico. Più nello specifico, essi potrebbero rappresentare i punti dell’aurora e del tramonto oppure i punti equinoziali. Nel loro insieme, i tre personaggi rappresentano invece il corso del sole, sia giornaliero (oriente = Caute, meridiano = Mitra, occiduo = Cautopate), sia annuale (primaverile, estivo, invernale). Come raffigurazione del sole occiduo, Cautopate, la cui fiaccola è rivolta verso il basso, sembrerebbe inoltre collegato ai riti funerari. Il fatto che nelle rappresentazioni egli preceda spesso Cautes, potrebbe inoltre collegare le due figure a miti di morte e rinascita.

Quel che è certo è che i due dadofori, come anche il dio Mitra, sono entrati a far parte della cultura greco-romana grazie all’influsso della religione persiana, venendo adorati, nell’ambito di riti misterici, a partire dal I secolo a.C., in concomitanza con la scoperta della precessione degli equinozi da parte di Ipparco di Nicea. Mitra sarebbe infatti la potenza celeste capace di causare tale fenomeno, che consiste in uno specifico movimento della Terra, tale da far cambiare, in modo lento ma continuo, l’orientamento del suo asse di rotazione. Ciò significa che i poli celesti si spostino nel corso dei secoli (il moto di processione si completa in 25.765 anni circa), così che la stella che indica il nord non è sempre la stessa (Alfa al tempro degli egizi, la Stella Polare oggi, Vega 14 mila anni). Il movimento di processione della terra fa inoltre sì che il piano dell’equatore si sposti rispetto al piano dell’eclittica. Di conseguenza si muovono anche i punti equinoziali, causando a loro volta circa 50 secondi d’anticipo ogni anno sull’equinozio di primavera.