Continua la guerra interna al Partito Democratico, tra la “vecchia guardia” da una parte e l’attuale segretario “rottamatore” Matteo Renzi dall’altra. Dopo i violenti attacchi verbali degli scorsi giorni, e aver commentato in maniera molto aspra l’esito dei ballottaggi delle elezioni comunali, è tornato alla carica in particolare Massimo D’Alema.

L’ex presidente del Consiglio ha attaccato l’attuale premier ribadendo ciò che aveva proposto già all’indomani dei ballottaggi, che avevano decretato sconfitte preoccupanti per il Pd in particolare a Roma e a Torino.

Massimo D’Alema è tornato a dichiarare che Renzi non dovrebbe ricaprire una doppia carica e dovrebbe quindi fare un passo indietro come segretario del Pd, dichiarando che il partito ormai è “abbandonato a se stesso” e Matteo Renzi “non può sommare la carica di premier e di segretario del partito”.

A proposito della “vecchia guardia” D’Alema ha dichiarato: “Noi restiamo nel partito per spirito di sacrificio. Per il rispetto verso quei militanti che con abnegazione continuano a lavorare dentro i circoli. E ci restiamo perché speriamo di poterlo cambiare”.

Massimo D’Alema quindi attacca di nuovo il presidente del Consiglio: “Renzi dice tante cose ma non sempre corrispondono alla verità. Bisogna stare attenti a valutarle” e dice che Renzi gli ricorda “altre personalità politiche con questa tendenza”, con un riferimento non troppo velato a Silvio Berlusconi.

D’Alema si è inoltre espresso anche sull’atteso referendum costituzionale previsto per ottobre, in cui Matteo Renzi si gioca il suo governo e il suo futuro in politica: “Sul voto politico si è vincolati alla disciplina di partito ma sulla riforma costituzionale, sulla Carta fondamentale che riguarda tutti i cittadini non può esserci nessuna disciplina di partito, e ognuno vota secondo la propria coscienza”. Inoltre ha confermato quanto già espresso in passato: “Io voto no”, ma “non c’è nessuna guerra”, per poi specificare che “se c’è qualcuno che allora ha dichiarato guerra è stato Renzi”.