Le tensioni all’interno del Partito Democratico continuano ad aumentare. Se già prima dei ballottaggi era uscita la voce che Massimo D’Alema avrebbe votato per la grillina Virginia Raggi anziché per il candidato del centrosinistra Giachetti, poi smentita, adesso arriva un suo attacco diretto nei confronti di Matteo Renzi.

D’Alema in una nuova intervista al Corriere della Sera passa all’attacco a tutto campo nei confronti del presidente del Consiglio, annunciando che al referendum costituzionale previsto per il prossimo ottobre, in cui il governo Renzi si gioca tutto, lui voterà per il no.

Massimo D’Alema ha infatti annunciato: “Voterò no. […] Non sono molto diverse da quelle per cui votai no, nel 2006, alla riforma di Berlusconi. Che per certi aspetti era fatta meglio. Anche quella prevedeva il superamento del bicameralismo perfetto e la riduzione dei parlamentari. Ma riduceva anche i deputati. E stabiliva l’elezione diretta dei senatori; non faceva del Senato un dopolavoro. Sarebbe stato meglio abolirlo”.

D’Alema è poi contrario pure all’Italicum, la nuova legge elettorale del governo Renzi: “Secondo me è incostituzionale. Non sono un giudice costituzionale, ma la sentenza della Corte sollevava due questioni: il diritto del cittadino di scegliere il proprio rappresentante; e il carattere distorsivo del premio di maggioranza, quando è troppo grande. La risposta dell’Italicum è molto parziale e deludente”.

Massimo D’Alema è inoltre d’accordo con Pierluigi Bersani sul fatto che il Pd abbia bisogno di un segretario che si occupi maggiormente del partito, cosa che Renzi, impegnato anche come premier, non può fare: “Serve una figura che si occupi del Pd a tempo pieno. E serve una direzione collegiale. Il partito è stato volutamente lasciato senza guida. Lo si ritiene non importante oppure si scarica su di esso la colpa quando le elezioni vanno male. È tutto puntato sul leader e il suo entourage, neanche collaboratori. Renzi non convoca la segreteria, che pure è un organo totalmente omogeneo. Si riunisce solo con un gruppo di suoi amici. […] Ha mai seguito una direzione del Pd? Sono momenti di propaganda. Il capo fa lunghi discorsi, cui seguono brevi dichiarazioni di dissenso; poi parlano una cinquantina di persone che insultano quelli che hanno dissentito. Non c’è ascolto, non c’è confronto. Non esiste la possibilità di trovare convergenze o accordi”.