Gli amici diventano nemici, i nemici si trasformano in amici. Alle primarie di dicembre, un’era geologica fa, Massimo D’Alema era uno dei principali oppositori di Matteo Renzi, il quale aveva proprio nell’ex premier uno dei principali bersagli nella sua campagna di rottamazione. Oggi D’Alema è andato a trovare Renzi a Firenze e al termine dell’incontro, durato circa un’ora, ha detto che si è trattato di “Una lunga, cordiale e amichevole conversazione“. Roba da matti. Probabilmente D’Alema sta cercando di spegnere l’incendio che sembra stia per scoppiare da un momento all’altro in casa Pd, tante sono le scintille in libertà. L’ultimo fattore di scontro interno tra il sindaco di Firenze e Pier Luigi Bersani è esploso ieri, quando Renzi ha accennato a possibili telefonate romane per escluderlo dai grandi elettori del Quirinale per la delegazione della Toscana. D’Alema si rivela amicissimo del sindaco: “Non credo che ci siano state telefonate da Roma. Personalmente penso che quel voto sia stato un errore“.

E’ inoltre ricorrente la voce di una possibile scissione nel partito; ogni tanto qualcuno ipotizza che Renzi decida di andarsene per conto suo. Ma D’Alema (foto by InfoPhoto) impugna l’idrante. La scissione? “Non mi pare che ci sia nel modo più assoluto“. Renzi? “Una delle personalità importanti di questo partito“. Dimenticate le primarie, quindi? “Io non ho mai attaccato Renzi, era Renzi che attaccava me. Io non sono più parlamentare: mi sono auto-rottamato, ho promosso il rinnovamento“.

Sulla questione governo-Quirinale, D’Alema diventa addirittura una colomba della pace: “Siccome il nostro partito ha una grande responsabilità in questo momento, stiamo cercando insieme di trovare delle soluzioni utili per il Paese, in un clima positivo. Se si creerà un clima di sufficiente convergenza, un clima diverso nell’elezione del capo dello Stato, può darsi che questo possa aprire la strada a una soluzione per il governo“.