Con il verbo damascare ci si riferisce all’ atto di lavorare a damasco determinati tessuti, sino essi seta, lino, cotone, ecc. ovvero tessere con filati diversi di uguale colore, facendo così risaltare la trama, generalmente a disegni floreali. Il damasco classico, in particolare, è un tessuto operato con ordito e trama di colore identico, in cui però il disegno spicca dal fondo per contrasto di lucentezza. Si tratta di un tessuto di seta molto pregiato, che prende il nome dalla città di Damasco, dove veniva in passato prodotto, nonchè caratterizzato dal contrasto di lucentezza tra il fondo e il disegno, cioè tra l’ ordito e la trama. La Cina è stata la prima a introdurre motivi ornamentali nei tessuti; seguirono quindi l’ India, la Persia, la Siria e poi la Grecia bizantina; ma è stata proprio la città di Damasco, intorno al XII secolo, a conferire una tale bellezza e originalità a questi tessuti, tale da conquistarne il primato per questa lavorazione ed esportare il proprio prodotto in tutta Europa. In Italia furono invece celebri i damascati di Catanzaro, Vicenza, Venezia, Lucca e Genova. Con il passare del tempo, dal damasco di seta nacquero quindi damascati in cotone, lino, canapa e anche filati di natura diversa in ordito e in trama (es. seta e cotone, cotone e lino ecc.), la cui produzione fu particolarmente fiorente nelle Fiandre ed il Belgio. Tali damascati furono molto apprezzati nella fabbricazione di tovaglierie, ma anche usati per ricoprire mobili e tappezzare stanze. Il damasco di seta era invece utilizzato, tra l’ altro, per addobbare chiese e confezionare abiti di gran gala.