Si è spento nel sonno uno dei maggiori intellettuali italiani degli ultimi decenni, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1997: Dario Fo è scomparso nella notte per problemi polmonari. Da 12 giorni l’attore si trovava ricoverato presso l’Ospedale Sacco di Milano.

Nato nel 1926 da una famiglia di Sangiano, in provincia di Varese, in gioventù aveva avuto modo di ascoltare lungamente tutte quelle storie popolari, rigorosamente in dialetto, che avrebbero contribuito a dare corpo alla sua produzione artistica.

A 17 anni si arruolò nelle fila dell’esercito fascista della neonata Repubblica di Salò, anni dopo il comunista integerrimo Fo sarebbe stato duramente attaccato per questa sua militanza, che avrebbe giustificato come l’unico metodo utile per non venire deportato in Germania.

Negli anni ’50 fu la volta degli studi presso l’Accademia di Brera di Milano e quindi l’inizio del lavoro in Rai come sceneggiatore, attore e autore di testi satirici, una specialità che gli riusciva decisamente naturale: sono molti i monologhi radiofonici di questo periodo, raccolti sotto la denominazione di Poer nano.

Nel 1952 ci fu l’incontro con la campagna di tutta una vita, Franca Rame: Dario venne stordito dalla sua bellezza, ma fu solo l’intraprendenza della donna a far scoccare la scintilla. Seguirono dunque un matrimonio – borghese, in Chiesa, nonostante l’anticonvenzionalità della coppia – e la nascita del figlio Jacopo, anch’egli attore.

Dario e Franca costituirono una coppia solidissima con la loro Compagnia Dario Fo – Franca Rame, che si fece notare negli anni ’60 con una serie di pezzi ironici per Canzonissima: la censura però fu terribile, tagliando spesso e volentieri le parti più sapide, e i due dovettero ripiegare sul teatro.

Qui il campo di battaglia preferito fu quello della farsa, trasformata con molti riferimenti all’attualità politica e sociale, e messa in scena in luoghi popolari come piazze, fabbrica e condomini, dove il pubblico era ben diverso da quello del teatro borghese disprezzato dai due.

Gli Arcangeli non giocano a flipper, Chi ruba un piede è fortunato in amore, La signora è da buttar sono alcuni dei titoli di questi anni, ma sul finire della decade ci fu la conversione totale all’impegno politico sempre più pressante, tra la strage di Piazza Fontana e la strategia della tensione.

Con l’eccezione di Mistero Buffo, viaggio nella letteratura orale e scritta, religiosa e popolare, alla maniera dei due, i testi di questi anni presero di petto la lotta politica che impazzava: Morte accidentale di un anarchico, Il Fanfani rapito, Non si paga non si paga, Pum pum! Chi è? La polizia, Tutta casa, letto, chiesa, Clacson, trombette e pernacchi sono tutti spettacoli che si servono di un linguaggio che mescola dialetti, giochi di parole, nonsense e concessioni al basso corporeo e al popolano.

È proprio grazie alla produzione di questi anni che nel 1997 a Dario Fo venne tributato uno dei massimi onori per un letterato, ovvero il Nobel: un premio contestato in Italia, dove furono tantissimi coloro che ne misero in dubbio la reale rilevanza a livello artistico, mentre all’estero – e sopratutto in Francia – la sua verve venne maggiormente apprezzata e compresa.

Nel 2013 Dario Fo dovette fare i conti con la separazione terrena dall’amata Franca, che muore il 29 maggio, lasciandolo solo. Il colpo è forte, e l’attore per vincere il dolore si impegna sempre di più in politica.

In passato si era presentato alle elezioni comunali con una propria lista civica, per poi passare con entusiasmo tra le fila del Movimento 5 Stelle: grande amico di Gianroberto Casaleggio, viene persino presentato da Beppe Grillo come potenziale presidente della Repubblica, ma Fo, da giullare e intellettuale attivo qual era, rifiuta con umiltà la proposta.