Dura sconfitta per Barack Obama al Senato, che blocca la riforma della National Security Agency (Nsa), l’agenzia di intelligence preposta alle intercettazioni finita al centro dello scandalo del Datagate dopo le rivelazioni sui suoi controversi programmi di ascolto fatte da Edward Snowden.

La misura, chiamata U.S.A. Freedom Act e finalizzata alla cessazione della raccolta automatica di dati dalle chiamate telefoniche degli americani, non è passata al Senato Usa per soli due voti, raggiungendo quota 58 consensi, contro i 60 necessari per l’approvazione

A votare contro quasi tutti i repubblicani, contrari a rivedere in modo radicale i poteri dell’agenzia. Il no rinvia al prossimo anno il dibattito sulla riforma che puntava a rinnovare e modificare il Patriot Act, la controversa legge anti-terrorismo approvata d’urgenza dopo l’11 settembre che estese di fatto i poteri d’intervento dell’intelligence e dell’autorità giudiziaria nella vita privata dei cittadini, autorizzando controlli estesi a tutti i livelli.

La National Security Agency, l’agenzia per la sicurezza nazionale americana, potrà così continuare a “spiare” le telefonate dei cittadini senza bisogno di speciali autorizzazioni collegate a indagini sul terrorismo.

Patrick Leahy, il democratico che fino alla fine del mese guiderà la commissione Giustizia della Camera e uno dei firmatari della riforma, ha comunque affermato che non intende “rinunciare alla lotta” per farla approvare, non escludendo di poter tentare di nuovo un passaggio in aula nelle prossime settimane. «Questo è il momento peggiore possibile per legarci le mani dietro la schiena», ha commentato McConnell.

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