I ministri dell’interno francese e britannico hanno sollecitato ai partner europei una soluzione sul lungo termine per frenare i flussi di migranti che quotidianamente attraversano illegalmente il confine. In particolare emerge la questione di Calais, città francese sulla Manica. Entrambi i governi hanno deciso di concentrarsi sui flussi di immigrati che dalla Francia tentano di raggiungere le coste del Regno Unito, a prescindere dall’aiuto della Ue.

Molto determinato in questo senso il premier britannico David Cameron che, tenendo fede alle promesse fatte in sede di rielezione (avendo fallito durante il suo primo mandato (2010-2015) il target dell’abbassamento del numero degli immigrati stabilitisi in Gran Bretagna) e rispondendo quindi alle pressioni interne del suo partito e di quello d’opposizione guidato da Farage, ha annunciato di avere studiato un piano per aiutare il governo francese a non fare partire i migranti dalle proprie coste. “Prenderemo i provvedimenti lungo i confini. Inizieremo ad aiutare la Francia sulle loro coste, costruiremo recinti, metteremo più risorse e più assistenza e useremo i cani anti droga”, ha riferito ai microfoni della BBC.

Si tratterebbe dunque di un autentico sbarramento anti immigrati sulla Manica. Ciò nonostante sarà difficile limitare concretamente i flussi se si considerano i dati forniti da Eurotunnel, società che si occupa di trasporti sul canale, sull’aumento di gruppi clandestini che organizzano gli spostamenti illegali delle persone. Solo nelle ultime ore, infatti, la polizia francese ha dovuto disperdere i migranti che cercavano di salire su camion e treni per attraversare il tunnel sotto la Manica a Calais.

Cameron poi rilancia la proposta, già avanzata nei mesi scorsi, introdurre severe sanzioni contro i proprietari di case che non intimano lo sfratto agli affittuari immigrati non in possesso di regolare permesso di soggiorno. Sui proprietari ricadrebbe anche l’onere di effettuare i controlli sullo status dei loro inquilini. Previste sanzioni dunque per chi dovesse contravvenire alle nuove norme come la denuncia penale e la prospettiva di condanne fino a cinque anni di carcere. L’annuncio delle nuove misure, che farebbero parte di una nuova legge in materia di immigrazione, è stato fatto da Greg Clark, il sottosegretario responsabile degli enti locali. Nuove regole che sono già state sperimentate a partire dallo scorso dicembre nella regione del West Midlands, dove però, come rivelato dal Guardian, non sono mancati problemi e controindicazioni in cui sono incorsi gli stessi cittadini britannici che, non essendo in possesso di una adeguata documentazione, quale ad esempio il passaporto, si sono visti negare la possibilità di affittare case o appartamenti.

Questione estremamente delicata per l’Inghilterra anche perché fortemente connessa con l’altra grande tematica che sta polarizzando l’interesse del Paese ovvero la permanenza nell’Unione Europea. Sotto questo profilo e anche a seguito di posizioni e sentimenti anti-europeisti Cameron ha promesso di indire entro il 2017 un referendum sulla permanenza o meno nell’Ue. Il premier, divenuto impopolare per le sue convinzioni europeiste, intende mostrare agli inglesi che è possibile combattere l’immigrazione pur rimanendo nella Ue. L’idea di Cameron è quella di contrastare i flussi migratori dall’interno della Ue, mantenendo dunque la Gran Bretagna in Europa.