Il mondo politico è in agitazione dopo le parole pronunciate nella giornata di ieri da Piercamillo Davigo, presidente dell’Associazione Magistrati Nazionale, durante una lectio magistralis tenuta a un master dell’Università di Pisa.

Questa la frase che ha infiammato gli animi: “La classe dirigente di questo Paese quando delinque fa un numero di vittime incomparabilmente più elevato di qualunque delinquente da strada e fa danni più gravi“.

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera il magistrato aveva rincarato la dose, precisando le proprie accuse: “I politici non hanno smesso di rubare. Hanno smesso di vergognarsi. Rivendicano con sfrontatezza quel che prima facevano di nascosto. Dicono cose tipo: ‘Con i nostri soldi facciamo quello che ci pare’. Ma non sono soldi loro; sono dei contribuenti

Inevitabile il vespaio di polemiche che ne è susseguito, partito proprio dal silenzio di Matteo Renzi che si trovava a New York. Il presidente del Consiglio ha preferito lasciare che la questione si sgonfiasse da sola, confidando in un’azione di autosabotaggio dell’Anm. Ai giornalisti che gli chiedevano un commento Renzi ha infatti risposto: “Oggi io non parlo, farei il suo gioco: perché una replica avrebbe l’effetto di infiammare uno scontro che vuole soltanto lui”.

E in effetti a criticare Davigo ci sono stati anche alcuni magistrati, come per esempio il vicepresidente del Consiglio Superiore della magistratura, Giovanni Legnini: “Le parole del presidente Anm – ha detto – rischiano di alimentare un conflitto di cui la magistratura e il Paese non hanno alcun bisogno”. D’altro canto Davigo si era precluso un appoggio da parte di ex colleghi esprimendo un giudizio durissimo su quanti dalla magistratura sono passati alla politica: “I magistrati non dovrebbero mai fare politica. Sovente sono pessimi politici”.

Chiaramente è stato fuoco incrociato quello arrivato contro Davigo da parte della classe politica, che si è detta vittima di una generalizzazione indebita. Tra le posizioni più nette quelle del Presidente del Pd Matteo Orfini (“Le classi dirigenti dovrebbero aiutare a distinguere, a far capire le differenze ai cittadini e non a generalizzare come si fa al bar”), di Fabrizio Cicchitto di Area Popolare (“Vuole alzare la tensione al massimo”) e di Luca D’Alessandro di Ala (“È incendiario e contraddittorio”). Matteo Salvini invece ha affermato che per quanto non ci si possa permettere di generalizzare vorrebbe incontrare Davigo per proporgli alcune battaglie.

Gli unici rilievi positivi sono arrivati dal Movimento 5 Stelle nella persona di Luigi Di Maio, che ha espresso la propria solidarietà a Davigo: “Invece di attaccare uno dei simboli dell’inchiesta Mani Pulite, i partiti dovrebbero guardarsi in casa loro e fare pulizia“. Ancora più tagliente il commento di Alfredo D’Attorre di Sinistra Italiana che non esita a pungolare i rivali del Pd: “Colpisce davvero che i dirigenti del  Partito Democratico  reagiscano all’intervista di Davigo con gli stessi toni e argomenti che un tempo caratterizzavano il centrodestra e che oggi non a caso vengono riproposti da Cicchitto e dai Verdiniani“.