La scelta da parte dell’amministrazione Trump di imporre dei dazi del 100% su alcuni prodotti europei come risposta alla chiusura del mercato UE nei confronti della carne di manzo americana trattata con ormoni sta facendo discutere, e potrebbe essere un problema più grande di quanto si potesse pensare.

In Italia, infatti, gli Stati Uniti rappresentano una fetta molto importante del mercato export, posizionandosi al primo posto dei paesi extra-Ue. Buona parte dell’opinione pubblica a stelle e strisce non sembra convinta di questa manovra, che andrà a penalizzare anche i consumatori oltre che veri e propri simboli del vecchio continente nel mercato americano, come la moto Vespa, il formaggio Roquefort, l’acqua Perrier (prodotta anche da San Pellegrino) e tanti altri.

Nonostante il marcato protezionismo dell’amministrazione Trump il Wto, l’organizzazione del commercio mondiale, non permette agli USA di imporre dazi per un valore superiore ai 100 milioni di dollari. Ma il pericolo è quello di creare un precedente molto pericoloso per l’export europeo ed italiano, anche se è evidente che una politica commerciale di questo tipo non farebbe bene né a USA né tanto meno all’Europa (che traggono reciproci benefici commerciando liberamente fra di loro). Basti pensare che lo scorso anno le esportazioni di beni dell’Ue nel resto del mondo hanno portato nelle casse del vecchio continente 1.745 miliardi di euro, con 1.707 miliardi “spesi” in importazioni.

Come già detto, gli Stati Uniti sono il principale mercato di esportazione per l’Europa con il 20,8%, seguito da Cina con il 9,7% e Svizzera con l’8,2%. Per quanto riguarda l’import, i principali paesi sono la Cina con il 20,2%, USA con il 14,5% e Svizzera con il 7,1%. Analizzando l’Italia, nel 2016 il nostro paese ha esportato prodotti in USA per un valore di 36,9 miliardi di euro (dietro solo a Francia e Germania), mentre l’importazione dagli Stati Uniti vale 13,9 miliardi di dollari. I prodotti maggiormente esportati in USA sono macchinari e apparecchiature elettroniche, mentre moda, accessori, agroalimentari e bevande rappresentano una fetta minore.