Luigi De Magistris, condannato in primo grado ad un anno e tre mesi per abuso d’ufficio quando era sostituto procuratore a Catanzaro, non intende farsi da parte. Anzi, attacca. Il sindaco di Napoli se la prende con i giudici che hanno emesso la sentenza sui fatti legati all’inchiesta Why Not. E lo fa in Consiglio comunale: “Mi chiedono di dimettermi per questa condanna, ma guardandosi allo specchio e provando vergogna devono dimettersi quei giudici“.

De Magistris è stato anche più pesante durante il suo intervento: “Quando il quadro appare così confuso appare anche più chiaro chi sta lavorando per mettere le mani sulla città. Non li chiamerò più poteri forti, ma li chiamerò poteri criminali, sistema criminale. Non ci faremo piegare da questa melassa putrida che mette insieme pezzi di Stato che non hanno il coraggio di dirti in faccia che ti vogliono abbattere, ma cercano sempre dietro le quinte di fregarti con procedimenti giuridici“.

Il punto centrale della questione è la sua sospensione dalla carica di sindaco. Come prevede l’articolo 11 della legge Severino (il decreto legislativo 235 del 31/12/2012), devono essere sospesi dalla carica gli amministratori degli enti locali che abbiano riportato condanne non definitive per un elenco di reati che include anche l’abuso di potere. Ma De Magistris non ci sta: “Vorrebbero applicare per me la sospensione breve, in base alla legge Severino, un ex ministro della giustizia che guarda caso è difensore della mia controparte nel processo a Roma. E la norma è stata approvata mentre il processo era in corso“.

In altri termini, per l’ex Pm la sospensione non andrebbe applicata perché la norma non esisteva al tempo dei fatti contestati. Precisamente la stessa argomentazione usata da Silvio Berlusconi quando al Senato si votò per la sua decadenza in seguito alla condanna nel processo Mediaset.

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