Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, è stato condannato ad un anno e tre mesi di reclusione per abuso d’ufficio. Pena accessoria l’interdizione dai pubblici uffici per un anno. Entrambe le pene sono state sospese con la condizionale. La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Roma, decima sezione, giudice Rosanna Ianniello.

I fatti si riferiscono al periodo in cui De Magistris era magistrato, sostituto procuratore a Catanzaro. Egli era titolare dell’inchiesta Why Not: è il nome di un’azienda calabrese di outsourcing che fornisce lavoratori specializzati in informatica; la vicenda giudiziaria riguardava la presunta gestione illecita di fondi pubblici regionali. Tra il 2006 e il 2007 De Magistris acquisì, tramite il consulente informatico Gioacchino Genchi (anch’egli condannato insieme a De Magistris per lo stesso reato), i tabulati delle utenze telefoniche di alcuni parlamentari: fra questi, Romano Prodi, Francesco Rutelli e Clemente Mastella. Nessuna autorizzazione venne mai concessa dalle camere.

Durante la requisitoria nel processo contro De Magistris e Genchi, il procuratore aveva sostenuto che l’iniziativa di scegliere i nominativi dei parlamentari dei quali acquisire i tabulati fu di Genchi, sebbene De Magistris gli avesse dato carta bianca. Per questo la procura aveva chiesto l’assoluzione di De Magistris. Il giudice ha invece disposto diversamente.

Il sindaco del capoluogo campano ha commentato sul proprio profilo Facebook: “Sono profondamente addolorato per aver ricevuto una condanna per fatti insussistenti. In Italia, credo, non esistano condanne per abuso di ufficio non patrimoniale. Sono stato condannato per avere acquisito tabulati di alcuni parlamentari, pur non essendoci alcuna prova che potessi sapere che si trattasse di utenze a loro riconducibili”. De Magistris aggiunge: “Non avendo commesso alcun reato, ho la speranza che si possa riformare, in appello, questo gravissimo e inaccettabile errore giudiziario. La mia vita è sconvolta e sento di aver subito la peggiore delle ingiustizie, ma non cederò alla tentazione di perdere completamente la fiducia nello Stato“.

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