Il debito pubblico italiano continua a crescere: secondo quanto si ricava dalle tabelle della Banca d’Italia è salito a 2.230,845 miliardi contro i 2.228,7 miliardi di marzo, facendo segnare un nuovo record negativo. L’incremento del debito è stato inferiore al fabbisogno del mese (7,8 miliardi), grazie alla riduzione di 5,2 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (a fine aprile pari a 64,7 miliardi; 83,1 miliardi nello stesso periodo del 2015) e all’effetto complessivo dell’emissione di titoli sopra la pari, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione del cambio dell’euro (0,5 miliardi), spiega Palazzo Koch.

Dunque, nei primi quattro mesi del 2016, il debito dell’Italia è cresciuto di ben 60,9 miliardi. L’accumulo di liquidità da parte del Tesoro giustifica l’impennata per soli 29 miliardi, per cui il fabbisogno finanziario, ossia il saldo negativo registrato dalla Pubblica Amministrazione, sfiora i 32 miliardi nel primo quadrimestre.

Un altro elemento significativo che si può ricavare dalle tabelle di Bankitalia: è sempre maggiore la quota di debito pubblico italiano in mano straniere. Su un totale di 2.228 miliardi di euro di debito, ben 776 miliardi sono detenuti da stranieri, di cui 730 in titoli di stato. In termini percentuali, secondo Reuters, il controvalore del portafoglio di titoli di Stato italiani detenuti da investitori stranieri è passato dal 37,5% di febbraio al 38,9% attuale.

Una decina di giorni fa, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan aveva garantito che nel corso del 2016 il rapporto debito pubblico/pil sarebbe calato a fronte di una crescita reale dell’economia superiore all’1%: “Il debito pubblico comincerà a scendere a partire da quest’anno, meno di quanto previsto inizialmente a causa dell’inflazione che non c’è“. Secondo le previsioni del governo, il debito pubblico dovrebbe calare dal 132,4% al 132,7% del prodotto interno lordo.