Giornata politica convulsa, tanto per cambiare. Il 29 ottobre si riuniva la Giunta per il regolamento del Senato, per decidere se il voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi dovrà essere segreto o palese. Si riuniva anche l’aula, per votare sul decreto della Pubblica amministrazione, in scadenza il 30 ottobre. Poi ci si è messa anche la Corte d’appello di Milano, depositando le motivazioni della sentenza con cui ha disposto l’interdizione di Silvio Berlusconi dai pubblici uffici per due anni.

La Giunta aveva cominciato i lavori poco dopo la notizia sui giudici milanesi. Poiché la Corte, tra le varie argomentazioni, ha respinto un’eccezione di costituzionalità della difesa sulla legge Severino, specificando che quella legge è cosa separata dalla questione dell’interdizione, il Pdl ha chiesto una sospensione dei lavori della Giunta, adducendo che la decisione della Corte stabiliva l’irretroattività della legge Severino. Questo è il cardine della linea del Pdl per sostenere la permanenza parlamentare di Berlusconi (foto by InfoPhoto).

Tuttavia la sospensione è stata brevissima. Ma i lavori sono continuati per poco. Infatti i senatori della Giunta sono stati “lasciati liberi” di partecipare al dibattito in aula sul decreto della Pa. E’ possibile che la Giunta si riunisca nuovamente in serata.

Altra complicazione. La conferenza dei capigruppo del Senato ha varato il calendario delle prossime sedute fino al 22 novembre; non c’è traccia del voto sulla decadenza berlusconiana. Questo ha suscitato l’ira del Movimento 5 stelle, che aveva proposto il 5 novembre.

Poi ci si è messo anche Matteo Renzi, che ha dichiarato al Messaggero: “Io sono per il voto palese, se questo può servire a fare in modo che ogni senatore si assuma la sua responsabilità“.

Poteva mancare Berlusconi? Sono infatti state diffuse alcune anticipazioni del prossimo libro di Bruno Vespa. Qui, in un passaggio, l’ex presidente del Consiglio dichiara: “Il voto sulla mia decadenza sarebbe una macchia sulla democrazia italiana. Segnalo che il Governo, se volesse, avrebbe un’autostrada per risolvere il problema: è tuttora aperta la legge delega sulla giustizia, e basterebbe approvare una norma interpretativa di una riga, che chiarisca la irretroattività, la non applicabilità al passato della Legge Severino. Letta dica sì o no“.

Disordine, complicazioni, affanni intorno ad un solo uomo. Quando un intero Paese non se la passa certo bene.