Come siamo arrivati a questo punto? Perché il 27 novembre il Senato si riunisce per decidere se Silvio Berlusconi dovrà decadere dalla propria carica parlamentare? La vicenda è estremamente lunga e complessa. Prima che in aula comincino le operazioni di voto (previste inizialmente alle 19, poi anticipate alle 17), può essere utile rinfrescarsi la memoria.

Il 1° agosto 2013 la Cassazione ha confermato la condanna per Berlusconi a 4 anni di reclusione per frode fiscale, inflittagli dal Tribunale di Milano, chiudendo così il processo Mediaset, una vicenda giudiziaria durata dodici anni. La sentenza imputa all’ex presidente del Consiglio l’aver diretto in prima persona tra il 2001 e il 2003, nonostante non rivestisse più cariche societarie, una serie di operazioni per gonfiare artificiosamente i prezzi di di alcuni diritti televisivi acquistati negli Stati Uniti da Mediaset, in modo da diminuire l’ammontare delle imposte da pagare al fisco italiano e creare dei fondi neri.

L’inchiesta cominciò nel 2001 con le prime perquisizioni negli uffici Mediaset di Cologno Monzese. Nel 2006 Berlusconi venne rinviato a giudizio. Nel 2008 il processo venne sospeso per l’entrata in vigore della legge chiamata “lodo Alfano”, che sanciva la sospensione dei processi penali per le principali cariche dello Stato (Berlusconi era al momento presidente del Consiglio). Il Tribunale di Milano ricorse alla Corte costituzionale che nel 2009 sancì l’illegittimità della legge. Il processo dunque riprese subito dopo.

Dopo quasi altri tre anni di schermaglie procedurali, il 26 ottobre 2012 il Tribunale dichiarò Berlusconi colpevole, condannandolo a 4 anni di reclusione e 5 d’interdizione dai pubblici uffici. Dei quattro anni di condanna, tre sono stati condonati dall’indulto del 2006. E arriviamo ai giorni nostri. E’ l’8 maggio 2013: la Corte d’appello conferma la condanna. Ricorso finale in Cassazione con l’esito sopra detto; con una differenza, poiché la Suprema corte ha annullato l’interdizione a 5 anni, visto che la legge prescrive una durata da 1 a 3 anni di questa pena accessoria, rinviando la decisione alla Corte d’appello. Il 19 ottobre i giudici milanesi hanno definito questa pena accessoria in 2 anni. La difesa dell’ex premier ha presentato ricorso. Nel frattempo Berlusconi ha scelto di scontare la condanna in affidamento ai servizi sociali (l’alternativa prevedeva gli arresti domiciliari; la legge esclude il carcere per questo reato sopra i 70 anni di età).

Tuttavia la sentenza di condanna definitiva di un parlamentare, come prescrive la Costituzione, non ha bisogno di un voto della sua camera di appartenenza per essere scontata. Soprattutto, non comporta di per sè la perdita della carica. Per cui, poiché l’interdizione dai pubblici uffici non è ancora definitiva, Berlusconi conserva al momento il seggio.

Senonché il 31 dicembre 2012 è stato approvato il decreto legislativo chiamato comunemente ”legge Severino“, dal nome del ministro della Giustizia allora in carica. Questa nuova legge ha stabilito che, per 6 anni, non può fare parte del Parlamento né candidarsi chi abbia ricevuto condanne definitive superiori ai due anni, per reati che prevedono pene massime di almeno 4 anni. E’ il caso di Berlusconi (foto by InfoPhoto). Inoltre, se la condanna arriva mentre il parlamentare è in carica, la sua Camera deve esprimersi sulle cause d’ineleggibilità o incompatibilità, come dice appunto l’articolo 66 della Costituzione.

Per cui il Senato ha messo in moto la procedura della decadenza di Berlusconi. La Giunta per le elezioni ha proposto in una relazione che, a causa della condanna, venga annullata l’elezione dell’ex premier avvenuta nel febbraio 2013 nella circoscrizione del Molise.

Lo scontro politico tra Partito democratico e Movimento 5 stelle da una parte e Popolo della libertà (poi Forza Italia) dall’altra è stato feroce. Le ragioni mai dette ad alta voce sono per Pd e grillini l’opportunità di togliere di mezzo l’avversario politicamente più pericoloso, oltre alla possibilità di dare l’assalto al Governo; specularmente, per il Cavaliere c’è l’esigenza di conservare almeno parzialmente lo scudo dell’immunità parlamentare contro gli altri processi a suo carico.

Le argomentazioni formali utilizzate sono invece, per chi vuole la decadenza, l’automatismo verso di essa che deriverebbe dalla legge Severino e dalla condanna; per il fronte berlusconiano invece si sottolinea una possibile incostituzionalità della legge Severino, poiché i reati legati alla condanna sono precedenti all’entrata in vigore della norma.

Torniamo ad oggi. L’aula del Senato non voterà su questa relazione: il regolamento non prevede che questo avvenga. Si voterà invece su ogni ordine del giorno presentato in questa seduta difforme dalla relazione (cioè in cui si propone di convalidare l’elezione di Berlusconi). Teoricamente, ogni singolo senatore potrebbe presentarne uno; e su ciascuno di essi si dovrebbe votare. Sarà unica invece la discussione: 10 minuti per ogni gruppo.

Se tutto va come previsto, non appaiono esserci possibilità per Berlusconi, che non dispone della maggioranza dei voti in suo favore; soprattutto da quando Pd e M5S hanno ottenuto di modificare il regolamento e votare a scrutinio palese. A tale proposito, va ricordato che si può comunque votare a scrutinio segreto sugli ordini del giorno, se lo chiedono almeno venti senatori. Ma la decisione finale sul tipo di scrutinio da adottare spetta al presidente Pietro Grasso, che lo comunicherà ad inizio seduta.

Perché tutto questo è importante per il Paese? Perché Berlusconi ha ripetutamente detto che, qualora il Pd dovesse votare per farlo decadere, il suo partito toglierà il sostegno al Governo. Minaccia diventata realtà proprio ieri, quando Forza Italia ha annunciato ufficialmente l’uscita dalla maggioranza. Tuttavia, dopo la scissione del Pdl tra Forza Italia e Nuovo centrodestra, la minaccia di elezioni anticipate sembra accantonata, poiché l’Esecutivo di Enrico Letta conserverebbe una risicata maggioranza al Senato. Ma certamente ogni singolo provvedimento legislativo diventerebbe a rischio.