Grazie alla fine dell’ostruzionismo del Movimento 5 Stelle la Camera è arrivata piuttosto compatta alla votazione finale sul Decreto banche, con apposizione di fiducia da parte del governo: sono stati 351 i sì contro i 180 no, da una parte Pd, Scelta civica e Area popolare, dall’altra 5 Stelle, Lega nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia.

L’ipotesi di una seduta fiume provocata dal mancato accordo con i parlamentari pentastellati è stata scongiurata con un’intesa di massima: la prossima settimana la Camera discuterà infatti una mozione riguardante l’Isee che era stata avanzata dal Movimento.

Il governo si augura che il testo approvato dalla Camera possa essere finale e che dopo una seconda lettura da parte del Senato si possa passare al definitivo licenziamento del Decreto banche, la cui scadenza è prevista per il 15 aprile.

Silvia Fregolent, vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera aveva così illustrato i maggiori punti di interesse del decreto: “Il Dl banche, oltre a riorganizzare le Banche di Credito Cooperativo, permette lo smaltimento dei crediti in sofferenza; prevede la riduzione dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale; affronta per la prima volta il tema del cosiddetto anatocismo, ossia il perverso sistema di contabilizzazione degli interessi sugli interessi.

Nello specifico uno degli elementi che più hanno fatto discutere è il meccanismo conosciuto come “way out, inerente le Bcc che non hanno intenzione di confluire in una holding: se in possesso di più di 200 milioni di patrimonio netto, queste potranno infatti fare istanza di conferire l’attività a una Spa, il tutto entro 60 giorni dall’approvazione definitiva del decreto. Nel caso in cui non vi siano questi condizioni è possibile deliberare la liquidazione.