Dopo tante parole, accuse, riflessioni e ritorsioni, ora è ufficiale: il decreto legge sul lavoro è stato approvato dalla Camera dei Deputati, che ha posto la fiducia sul progetto con 344 sì. La notizia vera, però, è che a sorpresa è stato proprio Angelino Alfano a voler smorzare le polemiche degli ultimi giorni con un laconico: “A Palazzo Madama l’esecutivo non corre rischi”. Dunque, pace fatta tra il leader dell’Ncd e Matteo Renzi?

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Il via libera è arrivato con soli 184 no. Dunque, una larga maggioranza, visto che la quota minima era fissata a 265. Il testo che è stato sottoposto alla Camera era quello nel quale il Pd aveva aggiunto modifiche accolte a malincuore da Scelta Civica e dal Nuovo Centrodestra. Malumori che, comunque, dovrebbero poi sfociare nelle prossime elezioni europee del 25 maggio. In principio l’Ncd aveva preannunciato battaglia al Senato, lì dove il Pd ha a disposizione solo otto esponenti su un totale di 25. Ma a far tornare il sorriso a Renzi è stato Angelino Alfano che ha precisato: “Il Governo sta vivendo una grande luna di miele con il paese, stiamo lavorando per il cambiamento, vogliamo accelerare il cambiamento, è per questo che lo sosteniamo, il che significa mettersi dalla parte dell’Italia e degli italiani”.

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A questo punto resta solo Forza Italia (oltre al canonico Movimento Cinque Stelle) contraria all’azione di governo: “La fiducia è un imbroglio. Mettendo la fiducia per il momento si rinvia al Senato quello che io ho chiamato ‘porto delle nebbie’ o ‘porto delle sabbie’, dove tutto ormai è insabbiato. È insabbiato l’Italicum, è insabbiata la riforma costituzionale e tra qualche giorno sarà insabbiato anche il decreto Poletti”, ha tuonato Renato Brunetta, l’unico che appoggia ancora pubblicamente Silvio Berlusconi.

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