Il governo Renzi passa un altro esame, ma lo scontro politico è sempre più acceso. L’unione tra il Partito Democratico e il Nuovo Centro Destra inizia a vacillare e il sì arrivato sul decreto lavoro sembra essere l’inizio della fine. Il governo è stato costretto a mettere la fiducia, una decisione formalizzata dopo il vertice di maggioranza convocato in extremis in tarda mattinata e a cui hanno partecipato anche i ministri Giuliano Poletti e Maria Elena Boschi. Quest’ultima, in aula, ha rilanciato: “Chiediamo il voto sul testo uscito dalla commissione senza articoli aggiuntivi e senza emendamenti”. Una decisione arrivata dopo le polemiche giorni scorsi e le prese di posizione, molto dure e contrarie, da parte di Nuovo Centrodestra e Scelta Civica, i due principali alleati del Pd. Alleati ma contrari ai cambiamenti al decreto originario.

Scelta Civica e Ncd voteranno a favore, ma sarà battaglia quando si andrà a discutere, al Senato, sui contenuti del testo. Fabrizio Cicchitto, Ncd: “Noi non lo votiamo. Al momento non c’è accordo sul decreto”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Maurizio Sacconi, Roberto Formigoni e tutti gli altri. Ma per Renzi i malumori sono anche interni al partito: “C’è un grande dibattito sul decreto lavoro tra Ncd e Pd – fa notare Pippo Civati, leader della minoranza interna al Pd- . Il bello è che non vanno bene né la proposta dell’uno né il tentativo di mediazione dell’altro. Il decreto non va bene comunque, peccato che si voglia insistere. È peccato si faccia tanto rumore per indebolire ancora di più i lavoratori più giovani”. Le modifiche più contestate? Riduzione delle proroghe ai contratti a tempo e l’obbligo per le imprese con oltre 30 dipendenti di assumere il 20% degli apprendisti.

LEGGI ANCHE

Decreto lavoro Renzi: “Avanti come un treno”

Taglio Irpef: la bozza del decreto al vaglio del CdM

Decreto Imu seconda rata 2013: poche ore per convertirlo o si paga