Matteo Renzi sa che il Parlamento si fida di lui ma gli piace sentirselo ripetere spesso. Così il Senato ha nuovamente espresso la fiducia al Governo del leader Pd, questa volta sul decreto lavoro (158 sì, 122 no, zero astenuti); più precisamente, sul maxiemendamento proposto dall’esecutivo che, accogliendo le modifiche apportate in commissione, sostituisce interamente il testo originale.

I cambiamenti sono frutto dell’ennesima trattativa interna alla maggioranza. Le modifiche principali riguardano i contratti a termine. Ci potranno essere cinque proroghe; inoltre questi contratti potranno arrivare al 20% sul totale dei dipendenti di un’azienda; per le imprese che sforano questo tetto ci sarà una penale, ma non l’obbligo di assunzione (qui la minoranza Pd e la Cgil hanno vivacemente protestato). Ora il testo tornerà alla Camera, perché è stato modificato rispetto a quello approvato da Montecitorio il 23 aprile. Il decreto scadrà il 19 maggio (foto by InfoPhoto).

Si segnala l’ennesima messa in scena da parte del Movimento 5 stelle. Poco prima del voto i senatori grillini hanno indossato una maglietta con la scritta “Schiavi mai” e si sono incatenati e ammanettati tra loro. Ne è nata, come previsto, una baruffa e la momentanea sospensione della seduta. “Non ci muoviamo e dovrete portarci via con la forza“, si agitava la pentastellata Nunzia Catalfo. Al che Roberto Calderoli, che in quel momento presiedeva l’assemblea, ha risposto: “Ora vado a cercare i fabbri e in un modo o nell’altro uscirete di qui“. Poco dopo la protesta è terminata.