Sembra che Silvio Berlusconi abbia deciso di far saltare il banco. Nella tarda mattinata del 6 dicembre, poco prima del voto di fiducia al Senato sul decreto sviluppo, il Pdl ha deciso di non votare, sebbene non abbia fatto mancare il numero legale. Il capogruppo Maurizio Gasparri (foto by Infophoto) ha dichiarato: “La scelta vuol esprimere il passaggio a una posizione di astensione del nostro gruppo nei confronti del Governo”.

Poco dopo il presidente del Consiglio Mario Monti si è precipitato in Senato a votare, intrattenendosi poi con Gasparri. Nulla è mutato. Il decreto è stato approvato col voto di 167 senatori (maggioranza richiesta 84), ricevendo 127 sì, 17 no e 23 astensioni.

Di fatto, il Pdl ha tolto la fiducia al Governo, almeno per ora. Il presidente del Senato, Mario Schifani, ha dichiarato, chiudendo i lavori dell’aula fino a martedì 11: “E’ un fatto non indifferente, informerò il presidente della Repubblica”.

Nel pomeriggio è previsto il voto di fiducia alla Camera sul decreto dei costi della politica nelle regioni. E tutte le indicazioni danno un comportamento analogo del Pdl.

Ora entrambi i partiti maggiori stanno tenendo il consiglio di guerra. Pier Luigi Bersani ha convocato i capigruppo delle due camere, dichiarando “Bisogna capire se si è trattato di una astensione su un voto o di una astensione politica. Farò il punto della situazione con i capigruppo e stasera si capirà,in un un modo o nell’altro, se la maggioranza c’è. Per noi prima viene l’Italia e la lealtà a Monti“. Berlusconi ha convocato a Palazzo Grazioli capigruppo alle camere, coordinatori del partito, Angelino Alfano e Gianni Letta, oltre ad Altero Matteoli e Guido Crosetto. Decideranno di azionare il detonatore?

Intanto i mercati non hanno perso tempo nell’esprimersi: poco dopo l’annuncio del Pdl, lo spread Btp-Bund è risalito e l’indice della borsa di Milano è sceso.