Dunque Silvio Berlusconi e il Pdl hanno avviato le ostilità contro il Governo e hanno deciso di aprire la campagna elettorale. Non siamo alla crisi vera e propria, ma poco ci manca. Nella mattinata del 6 dicembre il Pdl si è astenuto al Senato sul voto di fiducia per il decreto sviluppo. Nel pomeriggio il gruppo parlamentare alla Camera dei deputati ha fatto lo stesso per il decreto sui costi della politica.

Le parole sono di fuoco: il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto (foto by InfoPhoto), ha dichiarato in sede di dichiarazione di voto: “Noi non ci asteniamo per le parole di Passera, povero untorello. Il nostro dissenso è dalla politica economica di questo governo, questa è la ragione seria, non inventata. Tre sono stati gli slogan del governo: rigore, crescita, equità. Per il rigore si è andati anche al di là. Crescita, zero, equità, zero. Rileviamo anche che ci siamo trovati di fronte ad una politica unilaterale di fronte ad un aumento della politica fiscale, accompagnata da tagli così profondi alla spesa degli enti locali, che i riflessi si vedranno anche sulla pelle dei cittadini. L’Imu è stata una scelta sadica. E’ stata una patrimoniale selvaggia che ha colpito l’80% delle famiglie e ha colpito il tessuto economico di questo paese”. Cicchitto ha poi concluso: “Per senso di responsabilità al Senato abbiamo votato in modo tale che la legge di stabilità vada avanti; anche alla Camera ci asterremo perché non manchi il numero legale”.

Ma ci sono stati anche voci di dissenso all’interno del Pdl. La più autorevole è quella di Franco Frattini, ex ministro degli esteri, che così ha motivato la propria decisione di votare a favore della fiducia: “Mi è stato chiesto di astenermi. Non ritengo che si dovesse fare su questo provvedimento. Non condivido l’impostazione generale. Dopo 12 anni di esperienza parlamentare è la prima volta in cui voto in dissenso al mio gruppo. Ritengo ancora oggi, come un anno fa, che i valori del popolarismo europeo ci impongano di continuare a sostenere il Governo Monti, pur criticandolo e suggerendo modifiche. Non mi sento oggi di cambiare idea”.

In precedenza nel pomeriggio, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha cercato di minimizzare: “Va evitata una fine convulsa della legislatura. Ci sono tensioni politiche pre-elettorali che, anche fuori dall’Italia possono essere comprese, senza suscitare allarmi sulla tenuta istituzionale del nostro Paese. Mi riservo di compiere nelle prossime ore i conseguenti utili accertamenti”.

Duro il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: “Il Pdl sta trasferendo i suoi problemi sul sistema. Riteniamo il gesto compiuto oggi irresponsabile. Tutti vedono i problemi del nostro paese e l’esigenza di dare uno sviluppo ordinato alle cose. Ribadisco che noi rimaniamo fedeli alla parola che abbiamo dato, una parola che si mantiene anche nelle difficoltà e nelle diverse opinioni. Vogliamo continuare a sostenere questo governo fino alla fine della legislatura. Non abbiamo paura delle elezioni, ma non si può dare al mondo l’idea che questo Paese non abbia solidità. Richiamiamo il Pdl alle sue responsabilità”.

Lo spread tra Btp e Bund è salito in giornata fino a 330 punti, per poi scendere. In calo anche la Borsa.

Con un tempismo surreale che lascia spazio a qualsiasi interpretazione maliziosa, la votazione alla Camera è stata effettuata esattamente mentre il Governo era in conferenza stampa per annunciare i contenuti del decreto sull’incandidabilità dei condannati. Il voto alla Camera si è concluso alle 19.09. La fiducia al Governo sul decreto dei costi delle regioni è stata approvata con 281 voti favorevoli, 77 contrari e 180 astenuti.