Ha davvero dell’incredibile la vicenda che ha visto coinvolta una cittadina italiana a causa del discusso e contestato decreto Trump contro l’immigrazione. Alessandra, un’italiana 34enne, è finita con le manette ai polsi ed è stata fermata per ben 7 ore all’aeroporto di Atlanta dalle autorità statunitensi.

L’italiana al termine di una vacanza in Centro America ha fatto il check-in all’aeroporto della Costa Rica, dove però è stata avvisata dalla compagnia aerea americana che si era verificato un problema e potevano darle la carta d’imbarco soltanto fino ad Atlanta.

All’aeroporto internazionale Hartsfield-Jackson di Atlanta, la ragazza italiana viene fermata per gli stretti controlli provocati dal decreto Trump. L’agente di polizia di turno al controllo passaporti dei passeggeri osserva che sul suo passaporto italiano sono presenti i visti di vari paesi arabi, tra cui quello della Libia, una delle sette nazioni coinvolte dal decreto Trump. L’uomo dice: “Questo è un visto della Libia” e quindi sparisce per alcuni minuti.

Dopodiché la brutta sorpresa: l’agente torna insieme a due poliziotti che mettono le manette ai polsi di Alessandra, senza fornirle alcune spiegazione precisa. A questo punto alla ragazza vengono sequestrati gli effetti personali e viene portata in una stanza in cui è tenuta sotto sorveglianza e continua a essere ammanettata.

La giovane italiana viene quindi interrogata varie volte e da diverse persone che vogliono sapere tutto riguardo ai suoi spostamenti degli ultimi dieci anni. Quindi le richiedono il codice di sicurezza del suo telefono cellulare e indagano tra messaggi, contatti, WhatsApp e Facebook. Al termine di alcune telefonate a un avvocato e ai suoi famigliari, le viene dato un visto temporaneo che le permette appena di comprare un biglietto per fare rientro in Italia, dopo per altro che aveva perso la coincidenza del volo che avrebbe dovuto prendere prima del fermo.

Oltre al danno, la beffa. La ragazza non solo ha dovuto acquistare un altro biglietto per il prezzo di un migliaio di dollari, ma le autorità statunitensi le hanno anche richiesto la cifra di 2850 dollari come risarcimento per aver fatto perdere del tempo prezioso alla polizia di frontiera che stava eseguendo gli ordini conseguenti al decreto Trump.