Secondo Unimpresa – si tratta di una sorta di sindacato che riunisce le micro, piccole e medie imprese – il Def appena varato dal governo Renzi conterrebbe una vera e propria stangata fiscale da oltre 100 miliardi di euro nei prossimi cinque anni – il periodo di tempo preso in considerazione va dal 2015 al 2019.

L’analisi è stata fatta dal centro studi di Unimpresa a partire dalle tabelle del Documento di economia e finanza e non registra alcuna spending review, visto che nei prossimi anni le uscite cresceranno di una cifraq che si avvicina ai 38 miliardi (+4%) e sono stati sterilizzati gli investimenti pubblici, che resteranno stabili attorno ai 60 miliardi l’anno.

Come corollario di quanto abbiamo appena scritto dobbiamo aggiungere che le entrate tributarie e previdenziali passeranno dai 777,2 miliardi di euro del 2014 agli 863,2 miliardi del 2018 e ai 881,2 miliardi del 2019. Si tratta di un aumento complessivo pari a 104,01 miliardi – in termini percentuali significa una crescita in cinque anni del 13,38%. Questa cifra deriva sia da un aumento dei contributi sociali che delle entrate tributarie: le imposte dirette – ovvero Irpef o Ires – dovrebbero aumentare di 34,2 miliardi (+14.43%), mentre quelle indirette dovrebbero crescere di 45,5 miliardi. Oltre a questi aumenti ci dovrebbero essere quelli degli oneri previdenziali ed assistenziali che dovrebbero crescere di 22,02 miliardi (+10,18%).

L’incremento delle entrate tributarie e di quelle contributive farà inevitabilmente salire la pressione fiscale. Nello stesso Def, il peso delle tasse rispetto al pil è infatti previsto in aumento: quest’anno si attesterà al 43,5% (stesso livello del 2014), nel 2016 e nel 2017 salirà al 44,1%, nel 2018 si fermerà al 44% per poi calare leggermente al 43,7% nel 2019. Nello stesso arco di tempo, la crescita economia, stando alle previsioni del governo, sarà timida: il Pil non farà scatti in avanti significativi ed è infatti dato in aumento dello 0,7% nel 2015, dell’1,4% nel 2016, dell’1,5% nel 2017, dell’1,4% nel 2018 e dell’1,3% nel 2019.

Se queste cifre sono corrette, non si può che condividere il commento del presidente di Unimpresa, Paolo LongobardiDi fronte a questi numeri c’è poco da dire: come rappresentanti delle micro, piccole e medie imprese italiane ci sentiamo presi in giro, perchè non possiamo ignorare lo spread esistente tra gli annunci del governo e i provvedimenti e i numeri messi nero su bianco dopo le sedute del consiglio dei ministri. Sta di fatto che le tasse aumentano e gli sprechi del bilancio pubblico restano intatti: non è questo il modo per salvare il nostro Paese“.