Il governo ha approvato l’aggiornamento del Def (il Documento di economia e finanza), e come previsto le stime incluse si sono adeguate alla legge di Bilancio che dovrà essere giudicata anche dalla Commissione europea anche in base ai dati forniti nell’autovalutazione.

Lo scenario prospettato dalle cifre sembra negativo, per quanto Matteo Renzi abbia parlato sopratutto di cautela: “Siamo stati super prudenti. Siamo andati con grandissima attenzione con numeri prudenti. Verificheremo se questi numeri, come io credo e spero, saranno corretti al rialzo”.

In primis si parla di una frenata del Pil, che se nel 2016 è arrivato allo 0,8%, come previsto dagli enti internazionali, nell’annata successiva scivolerà allo 0,6%, per quanto il governo confidi che possa raggiungere il traguardo psicologico dell’1%.

Le prospettive sul rapporto deficit-Pil è invece positivo: per l’annata presente infatti la percentuale è fissata al 2,4, ma per il 2017 ci si attende un calo fino al 2%. Una stima positiva, ma inferiore all’1,8% che era stato indicato in precedenza. Il presidente del Consiglio ha sottolineato come “mostriamo l’ennesimo miglioramento” visto che nel 2014 il rapporto si trovava al 3% e al 2,6% nel 2015, “con una curva del deficit ai livelli più bassi dal 2007”.

Sale invece il debito pubblico, che a fine anno arriverà al 132,8%, per poi ridiscendere di 0,6 punti percentuali nel 2017: in merito si è dato spazio a una piccola polemica con l’UE, dato che il premier ha sottolineato che “non c’è flessibilità perché si è deciso che vale una volta sola. Per me è un errore ma rispettiamo la regola.”

Renzi ha poi spiegato che “c‘è lo 0,4% di circostanze eccezionali ma è un’altra cosa: Il Def misura delle circostanze eccezionali: coerentemente con le regole Ue le circostanze eccezionali sono quelle che uno Stato invoca in virtù di situazioni specifiche. Ne abbiamo individuate 2: la prima è quella della sisma, l’altra questione è l’immigrazione. Per queste chiederemo al Parlamento l’autorizzazione ad arrivare ad un massimo dello 0,4”.

Abbiamo fatto gli hot spot, chiuso le frontiere, l’Europa è gravemente in debito con l’Italia, quindi tutto quello che serve a questo noi dobbiamo spenderlo”, ha concluso il premier, ricordando, come se ce ne fosse bisogno, di quanto al momento siano tesi i rapporti tra Bruxelles  l’Italia.