Si continua a discutere intorno al Def – Documento di economia e finanza – presentato nei giorni scorsi di fronte al Parlamento. Il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan è infatti più che ottimista e nel suo discorso ha dichiarato che sulla scorta dei risultati del 2015 e dopo 3 anni di contrazione l’economia italiana è destinata a risalire la china: “Nel 2016 la crescita continuerà e si consoliderà“.

Queste le affermazioni importanti del ministro, che ha poi delineato un quadro in cui “l’occupazione migliora, i conti pubblici migliorano, la pressione fiscale scende“, il tutto per merito di “una politica fiscale rigorosa e misure espansive e riforme strutturali“.

In questo clima di fiducia per il futuro Padoan ha poi toccato un argomento che sta molto a cuore alla maggior parte degli italiani, ovvero quello delle pensioni, confidando che lo scenario permette alcune considerazioni atte ad aiutare chi deve iniziare a occuparsi e chi è al termine della propria carriera: “Ci sono margini per ragionare sugli strumenti e sugli incentivi, e sui legami tra sistema pensionistico e mercato del lavoro per migliorare le possibilità“.

Si tratti di “un ragionamento complesso” quello richiesto dal tema delle pensioni e dal quale non si può affatto escludere l’ipotesi di un sistema basato anche su fonti di finanziamento complementare.

Tornando al quadro complessivo dell’economia italiana delineato dal Def a supporto della tesi di Padoan ci sono anche i dati dell’Istat, secondo i quali il Pil andrà incontro a una crescita dello 0,3% nella prima metà del 2016. L’obiettivo finale di una crescita dell’1,2% – come letto nel documento – dovrà però sottostare a un’accelerazione ulteriore durante la seconda metà dell’anno.

Meno positiva la situazione per quanto riguarda gli indici di povertà, con la quota di famiglie in difficoltà, nonostante la ripresa effettiva, che si attesta sull’11,5%, come già nel 2014.ha per descritto

Bankitalia, intervenuta alla discussione in Parlamento, ha però avvertito che il calo del debito previsto è effettivo, ma i margini non sono così ampi come si crede. Per far ciò, e per evitare che l’Italia si esponga, “a rischi elevati in caso di shock avversi all’economia“, come ha dichiarato il vicedirettore generale Luigi Federico Signorini, “è importante conseguire nel corso del tempo una riduzione del debito chiara, visibile e progressiva“. Inoltre serva una riduzione della pressione fiscale per facilitare la sicurezza dei mercati, delle imprese e delle famiglie.

Segnali contrastanti anche dalla Corte dei Conti, secondo la quale la crescita nel 2015 è stata altalenante, con ritmi via via decrescenti, e quindi la spinta per il 2016 potrebbe essere molto contenuta. Le previsioni dunque andrebbero aggiornate al ribasso.