Il cosiddetto tesoretto, spuntato con il Def – ovvero il documento di economia e finanza – è alla fine pari a 1,6 miliardi di euro – e quindi ha 100 milioni in più di quanto inizialmente ipotizzato. Per cosa verrà utilizzato? Fino ad ora l’ipotesi più accreditata era l’utilizzo per il Welfare, ed in particolare per allargare il famigerato bonus degli 80 euro agli incapienti – la parola sta a significare quelli che guadagnano talmente poco da non pagare neanche un euro di tasse.

Quei soldi potrebbero però anche prendere una via diversa. Matteo Renzi, durante la solita conferenza stampa che è seguita alla riunione del consiglio dei ministri ha detto che “nelle prossime settimane decideremo come usare questo bonus“. Che fine potrebbe fare il tesoretto? Il ministro dell’Economia Giancarlo Padoan vorrebbe utilizzare gli 1,6 miliardi per ridurre il debito pubblico, ma c’è anche chi preme per forme di reddito di cittadinanza destinato solo ai più poveri.

Su Twitter poi si moltiplicano le possibili proposte per utilizzare questi soldi: c’è chi dice di utilizzarli per L’Aquila, chi per l’occupazione giovanile, l’edilizia popolare, le partite Iva o le famiglie. Il Def segue tre direttrici: sostenere la ripresa economica, rilanciare gli investimenti, evitare aumenti della pressione fiscale ed avviare la riduzione del debito pubblico.

Le opere strategiche vengono ridotte a 25 e viene accantonata la legge obiettivo pensata da Ettore Incalza, l’alto burocrate del ministero delle Infrastrutture arrestato per corruzione nell’inchiesta della Procura di Firenze. Il costo totale previsto è di 70,9 miliardi di euro e le coperture finanziarie sarebbero oggi pari a 48 miliardi. Fra gli interventi rimasti ci sono la Torino-Lione, la Pedemontana veneta, la metro C di Roma e il completamento della Salerno-Reggio Calabria.

Il Def licenziato dal governo verrà inviato alle Camere. Queste avranno tempo per esprimersi per pochi giorni, visto che i governi nazionale devono inviare il Def unitamente al programma nazionale di riforma e a quello di stabilità al Consiglio dell’Unione europea e alla Commissione entro il 30 aprile.