L’Istat ha confermato la stima preliminare sui dati che riguardano la deflazione di marzo 2016. Per quanto riguarda la base mensile, essa è aumentata dello 0,2 per cento mentre per quanto riguarda la stima annuale questa è calata dello 0,2 per cento. Ciò sarebbe dovuto, a detta dell’Istat, dalla tendenza alla sostanziale stabilità di numerose tipologie di prodotti. Fanno però eccezione gli energetici non regolamentati, che fanno registrare il meno 11,2 per cento (rispetto al meno 8,25 per cento del mese di febbraio 2016). Per quanto riguarda l’inflazione acquisita, per il 2016 essa è pari a meno 0,4 per cento (rispetto al meno 0,6 per cento di febbraio 2016).

Secondo i dati Istat, sarebbero quattordici i capoluoghi di provincia in deflazione – rispetto ai tredici di febbraio. A far registrare le flessioni più importanti sono le città di Bari e Potenza (meno 1 per cento); in altre città come Aosta (più 0,5 per cento) e Venezia (più o,1 per cento) si registrano aumenti dei prezzi mentre Bologna resta tendenzialmente stabile prendendo come punto di riferimento la base annua.

Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera fa quindi notare come, nonostante i molti provvedimenti che il governo Renzi sta prendendo in materia economica, la deflazione resta comunque un fenomeno che non tende a limitarsi. Sarebbe quindi necessario cercare di rilanciare i consumi anche attraverso ulteriori interventi, come ad esempio l’aumento della massa di moneta circolante.