Forse è l’uomo europeo più potente. Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi sta valutando da giorni se partire con il Quantitative Easing (QE) già a gennaio oppure aspettare il mese di marzo. La notizia che forse gli farà rompere gli indugi è arrivata ieri: l’inflazione nella zona Euro è scesa sotto lo zero.

Siamo in deflazione – -0,2% – come è già accaduto nell’ottobre del 2009. La notizia ha ulteriormente indebolito l’Euro in rapporto al dollaro. Per questo molti analisti pensano che la Bce anticipi gli acquisti di titoli pubblici e privati a gennaio. Ormai sul punto sembrano essere concordi Ing, Ubs e Goldman Sachs.

A favore di questa scelta ci sono anche le elezioni in Grecia. Il QE dovrebbe mettere al riparo la zona euro dalle turbolenze dei mercati finanzari nel caso – molto probabile – di vittoria di Syriza.

Dalle dichiarazioni di Mario Draghi si può ipotizzare che il programma di acquisti dovrebbe avere un’ampiezza di circa 800 miliardi, visto che il presidente della Bce ha più volte sottolineato l’intenzione di ampliare il bilancio a circa 3.000 miliardi di euro, i livelli raggiunti nel momento in cui la crisi sull’euro era più acuta. E dopo l’entrata in funzione di Tltro e l’acquisto di covered bond e titoli Abs, il bilancio della Bce è ora pari a circa 2.200 miliardi.

C’è da rilevare che senza il calo netto del prezzo del petrolio, non ci troveremmo in deflazione, ma con un aumento dei prezzi nell’ordine dello 0,8%. Elemento che ricorda spesso Jens Weidmann, governatore della Bundesbank e principale oppositore di Mario Draghi.

photo credit: European Central Bank via photopin cc