Sembrano chiarirsi di giorno in giorno i contorni del delitto di Ancona. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il Gip Antonella Marrone usa la parola “esecuzione“. Secondo l’accusa Roberta Pierini è stata raggiunta da un colpo alla testa quando lei era già a terra, ferita al fianco e al braccio. Secondo i riscontri del Ris – hanno lavorato per tre giorni alla ricerca di ogni possibile indizio che permettesse di ricostruire la sparatoria e le posizioni delle due vittime, dell’assassino e della “complice” – Antonio Tagliata avrebbe sparato a Roberta Pierini puntando la pistola dall’alto verso il basso.

Quanto al padre della ragazza – Fabio Giacconi -, il fidanzatino killer lo avrebbe inseguito e braccato fin sul balcone di casa. L’uomo avrebbe anche gridato “aiuto, polizia!” e le sue urla sarebbero giunte alle orecchie dei vicini che avrebbero anche provveduto a chiamare il 113 e il 112. A conferma di questa versione c’è anche un foro di proiettile, ben visibile sul bordo di una tovaglia gialla appesa a stendere fuori dal balcone.

Durante l’udienza per la convalida del fermo – risale a mercoledì – nel carcere di Camerino, il diciottenne, assistito dall’avvocato Luca Bartolini, continua a sostenere la sua versione, e di non avere alcuna memoria della successione dei colpi esplosi. Ha confermato di aver inseguito il sottufficiale dell’Aeronautica fin sul balcone, continuando a sparare “a caso” e “con gli occhiali appannati“. Ha detto di avere due immagini in testa, quella di Roberta Pierini distesa a terra, e quella di Fabio Giacconi che cercava di fermarlo con una sedia.