Continuano a tenere banco le dichiarazioni dei due principali indagati nel delitto Varani. Manuel Foffo e Marco Prato, i principali indagati nel caso dell’omicidio del giovane Luca, trovato senza vita e con segni di sevizie sul corpo in un appartamento di via Igino Giordani, alla periferia est di Roma.

In particolar modo l’ultimo interrogatorio di Manuel Foffo, il quinto in totale, starebbe portando a conclusioni che combacerebbero con i primi risultati dell’autopsia sul cadavere del 23enne. Il ragazzo ha infatti confermato che per sedare Varani sarebbe stato drogato con massicce dosi di Ghb, la cosiddetta droga dello stupro.

La sostanza, un liquido incolore, è stata trovata in gran quantità nel cadavere. Una modus operandi simili a quello già descritto da Giorgia Lorenzin, amica di Marco Prato, che si sarebbe già mosso in passato in modo simile, anche nei giorni precedenti al delitto. Una circostanza che ha imposto la detenzione in carcere del 29enne per paura che questi potesse reiterare il gesto.

Verrebbe anche assodata la tesi dell’omicidio intenzionale e premeditato, visto che il 28enne Foffo ha dichiarato che lui e Prato erano intenzionati a uccidere qualcuno, sopratutto dopo averne parlato insieme per una notte intera. Certo, non tutto ciò che dice il ragazzo può essere considerato affidabile, anche perché ci sono ancora molti buchi nella sua memoria riguardo a quanto successo quella notte.

Ma l’istante del delitto Foffo lo ricorda bene: “Ho colpito Luca alla gola con un coltello, di taglio. E mentre lo facevo Marc mi accarezzava di sua iniziativa”. Prato invece aveva dichiarato come sarebbe stato Foffo a chiedergli di baciarlo mentre Varani veniva da lui strozzato.

Foffo ha ripetuto di essersi pentito, in particolar modo delle numerose torture inflitte a Varani (martellate, l’uso di un coltello seghettato, lo strangolamento con dei fili della televisione), e di sentirsi disposto a pagare per quanto fatto, anche con l’ergastolo se necessario.

Ma alla condizione che Prato subisca la stessa pena, nonostante questi continui a raccontare una versione diversa nella quale è sottolineata la sua subalternità. Foffo continua ad affermare che Prato ha partecipato allo stesso modo, e anzi sarebbe stato lui l’istigatore del delitto, plagiando il compagno.