Svolta decisiva nel caso dell’omicidio di Yara Gambirasio, la ragazzina tredicenne uccisa il 26 novembre del 2010 a Chignolo D’Isola.

Le indagini dei carabinieri del Racis, capitanati dal generale Pasquale Angelosanto, hanno prodotto nuove prove a sfavore di Massimo Bossetti, il principale indiziato del terribile delitto a sfondo sessuale.

Esisterebbe infatti un filmato, realizzato dalle telecamere di varie aziende e banche di Brembate, che riprende la vettura di Bossetti mentre gira intorno alla casa di Yara sita in Via Rampelli. Il furgone compie lo stesso tragitto per circa un’ora, proprio il giorno del fatidico 26 novembre, per poi allontanarsi dalla zona proprio nel momento dell’uscita dalla palestra della vittima, intorno alle 18.45.

L’ulteriore novità nelle indagini consiste anche nelle dichiarazioni di un testimone, prodotte ben prima dell’arresto di Bossetti. L’uomo, secondo quanto riferito, avrebbe visto il furgone del carpentiere mentre imboccava via Malpello, la strada in cui si trova la palestra. L’orario coinciderebbe con l’uscita di Yara dall’edificio. Il tutto coinciderebbe con i rilevamenti dei carabinieri, che hanno attestato che tra le 17.45 e le 18.47 i cellulari di Yara e Bossetti avrebbero agganciato la stessa cella.

Questi due indizi tenderebbero anche a sconfessare quanto attestato Bossetti, il quale non dovendo lavorare nel cantiere del cognato, da cui si era allontanato verso le 14, non avrebbe avuto alcun motivo di essere a Brembate a quell’ora. L’uomo si era difeso affermando di essere andato dal proprio commercialista.

Si attende dunque la decisione della Cassazione che dovrà decidere se confermare o meno il diiiego del tribunale alla scarcerazione e agli arresti domiciliari del carpentiere.