È uno dei disturbi in più rapida crescita, forse esito anche dei ritmi di vita e delle difficoltà dell’era moderna. Eppure sul fronte della depressione non tutte le strade sarebbero state ancora dibattute. Ne è convinto Turhan Canli, professore associato dell’Università statunitense di Stony Brook, il quale spiega come in gioco non vi siano solo gli eventi subiti e la predisposizione del soggetto, ma anche possibili infezioni. Un primo passo verso un approccio diverso alla malattia?

La teoria del dottor Canli è certamente rivoluzionaria, sebbene non nuovissima sull’argomento: la depressione potrebbe essere anche l’esito di un agente esterno, come parassiti, batteri o virus. Si tratta di un ipotesi affascinante, tuttavia non in antitesi con le conoscenze e le tecniche odierne per ridurre il disturbo: il supporto di uno psicoterapeuta, nonché eventuali farmaci quando previsti dallo specialista psichiatra, rimangono oggi le scelte di prima linea per affrontare il problema.

A quanto pare, la depressione e le malattie infettive avrebbero molti pattern in comune, dal senso di stanchezza perenne alle difficoltà di concentrazione, passando da sintomi simil-influenzali, i problemi dell’equilibrio e i fastidi di digestione. Proprio data questa sovrapposizione di sintomi, si potrebbe pensare a una situazione di grave disagio emotivo determinata tuttavia da un microrganismo?

Rispondere a questa domanda non è semplice. In passato, un seppur flebile collegamento è stato rinvenuto in alcune infezioni, in particolare quelle da Toxoplasma gondii, ovvero il responsabile della toxoplasmosi. In uno studio condotto dall’Università del Maryland, e pubblicato lo scorso anno su Archives of General Psychiatry, si è notata una correlazione tra infezione del toxoplasma e aumento del rischio di suicidio nelle donne. Quest’anno, invece, un rapporto pubblicato su Brain, Behavior and Immunity ha svelato come potrebbe esservi un collegamento tra questo agente e l’aumentato rischio di demenza nella terza età, sebbene siano necessarie ulteriori conferme. Di conseguenza, l’ipotesi di una relazione tra infezioni ed effetti sulla psiche non è del tutto nuova, né così remota. Inoltre, simili esiti sarebbero stati rilevati in altri 28 studio relativi a vari virus, dal BDV all’Epstein-Barr, dove la depressione apparirebbe in media di 3,25 volte più probabile. Ovviamente, queste inferenze non sono sufficienti per dichiarare con certezza un nesso di causa ed effetto tra infezione e disordini psicologici, anche perché i microrganismi potrebbero apparire più come dei fattori favorenti che dei diretti responsabili.

«Anziché concettualizzare la depressione come un disturbo emozionale, consiglio di riconcettualizzarla come una sorta di malattia infettiva», spiega Canli, «propongo che le ricerche future conducano una ricerca di concerto per parassiti, batteri e virus che potrebbero avere un ruolo causale nell’eziologia della depressione primaria». Si tratta di un proposito per il futuro di certo interessante, soprattutto poiché l’analisi di questi parametri in pazienti depressi potrebbe fornire dati utili alla scienza, ma al momento forse prematuro per sostituire gli approcci consolidati alla cura citati poc’anzi, che rimangono sempre la scelta di preferenza per i pazienti.

Fonti: Università di Stony Brook, Daily Mail

Immagine: Lonely young man outside at house balcony looking depressed, destroyed, sad and suffering emotional crisis and grief thinking of taking a difficult and important life decision on an urban background via Shutterstock