L’irruzione delle forze dell’ordine nella scuola Diaz durante la notte del 21 luglio del 2001 e gli eventi ivi avvenuti devono essere qualificati come tortura.

A stabilirlo è stata la Corte europea di Strasburgo dei diritti dell’uomo, che si è espressa in merito a quanto capitato ai manifestanti che riposavano nel locale messo a disposizione del comune di Genova durante il G8.

L’Italia viene quindi formalmente condannata non solo per i tragici fatti di sangue avvenuti nella scuola Diaz, ma anche per il vuoto legislativo che ancora circonda il reato di tortura, mai entrato a far parte del codice penale del Paese.

La sentenza di Strasburgo è arrivata in seguito al ricorso di Arnaldo Cestaro, anziano manifestante iscritto al Partito Comunista che dopo essersi addormentato sulle assi di legno della scuola si sarebbe risvegliato circondato dalle forze di polizia, per poi essere percosso fino allo sfinimento dai manganelli degli ufficiali.

Rappresento dai suoi legali, Joachim Lau, Dario Rossi, Nicolò e Natalia Paoletti, Cestaro ha finalmente trovato la risposta della corte europea per i diritti umani. Nella sentenza si legge: “Invocando in particolare l’articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, il richiedente lamenta di essere stato vittima di violenze e sevizie, nel corso dell’irruzione delle forze di polizia nella scuola Diaz-Pertini” che ora sono state dichiarate finalmente torture.

Naturalmente la sentenza, cui si è aggiunto un risarcimento di 45mila euro, è destinata a divenire un precedente importante per tutti i futuri ricorsi da parte dei presenti quella sera nella scuola Diaz che ancora invocano giustizia.

La corte di Cassazione italiana nel 2012 ha confermato le condanne per i 25 poliziotti responsabili dei fatti, con pene tra i 5 e 3 anni e mezzo, mentre sono stati prescritti i reati di lesioni gravi per imputati a 9 agenti.