Molto presto le pene in fatto di diffamazione potrebbero essere inasprite quando colui che è stato diffamato ricopre il ruolo di magistrato oppure di politico eletto. La notizia è stata diffusa, tra gli altri, dal giornalista del quotidiano Libero Filippo Facci, che ne ha ovviamente criticato la natura di norma che in qualche modo tenderebbe a preservare e a curare i diritti di quelle che vengono considerate a tutti gli effetti come delle casta apparentemente intoccabili.

A far passare la norma che inasprirebbe le pene del reato di diffamazione quando la vittima è un magistrato oppure un politico sarebbe stata la Commissione Giustizia del Senato. Secondo Facci tale mossa sarebbe stata messa in atto soprattutto per ritorcersi contro i giornalisti, professionisti che in genere vengono più spesso accusati di diffamazione da parte di giudici e politici. Sempre secondo Facci, tale mutamento nella normativa che inasprisce le pene in fatto di diffamazione comporterebbe anche che le querele fatte da giudici e politici possano in qualche modo usufruire di “corsie di sorpasso” e che tendano anche ad essere vincenti. Come se non bastasse, la normativa prevederebbe inoltre risarcimenti con cifre talmente alte da non essere previste per nessun’altra categoria di soggetti. Insomma, in fatto di diffamazione subita, magistrati e politici eletti sarebbero in qualche modo favoriti rispetto ad altri soggetti diffamati allo stesso modo. Una situazione, che a detta di Facci, accadeva già in passato ma che con questa nuova normativa sarebbe ancor più evidente.

Per sostenere la sua tesi, Facci cita alcuni dati relativi al passato, in merito ai soggetti più risarciti in fatto di diffamazione. Al primo posto si piazzano i magistrati, cui seguono le persone giuridiche e quindi militari, polizia e politici. Imprenditori, giornalisti e “semplici” cittadini non compaiono che in fondo a tale classifica. I magistrati sarebbero primi anche nella classifica che quantifica i risarcimenti ottenuti (35.706 euro in media, contro i 26.145 euro in media per i politici).