L’abdicazione, dal latino “abdicatio”, è la rinuncia ad una carica, ed è un termine usato solo per gli atti di Re, Imperatori e Papi e nessuno la può discutere o rifiutare, come invece può accadere nel caso delle dimissioni. Nella storia l’abdicazione di un Papa dal trono di Cristo è un fatto rarissimo perché è una carica a vita e la prassi prevede che solo alla morte del Pontefice in carica si provveda con un conclave all’elezione del successore. Ecco dunque i casi noti nella storia della Chiesa di Papi dimissionari: essi furono in tutto sei (Clemente I, Ponziano, Silverio, Benedetto IX, Celestino V e Gregorio XII), sette con l’abdicazione di Benedetto XVI.

Agli albori della Chiesa  Papa Clemente I, terzo successore di Pietro dopo Lino e Anacleto, (in carica dal 88 al 97 d.C.) fu arrestato e mandato in esilio e non volendo che la Chiesa ed i fedeli rimanessero senza la loro guida, fece in modo che al soglio pontificio venisse eletto Evaristo.

Simile situazione di esilio coatto interessa l’abdicazione di Papa Ponziano (dal 230 al 235 d.C.) cui successe Papa Antero. Deportato insieme con il presbitero Ippolito in Sardegna, con la Chiesa divisa, lasciò il 28 settembre del 235 per rendere possibile l’elezione di un nuovo Papa.

Tre secoli dopo, costretto ad abdicare in favore di Papa Vigilio, Papa Silverio (dal 536 al 537 d.C.) fu vittima di un complotto: dapprima deportato in Licia, al suo rientro in Italia Vigilio – che non poteva tollerare il ritorno del suo predecessore illegalmente deposto –  lo fece portare sull’isola di Palmarola, un isolotto vicino a Ponza. Lì, l’11 novembre, Silverio fu costretto ad abdicare firmando un documento in cui rinunciava al ministero di vescovo di Roma. Fu su quest’isola che il Papa morì a causa delle dure privazioni e del trattamento subito.

Particolare è la storia di Papa Benedetto IX: divenuto Papa giovanissimo, probabilmente a 11 anni, dapprima rinunciò a favore di Silvestro III,  in seguito riprese la carica per poi venderla a Gregorio VI (probabilmente per oltre 650 kg d’oro), dopo aver abdicato il 1º maggio, forse per il desiderio di sposarsi. Tale procedimento venne definito simonia, parola che si riferisce a Simon Mago, che offrì denaro agli Apostoli per ricevere i doni dello Spirito Santo. Graziano fu incoronato con il nome di papa Gregorio VI il 5 maggio 1045. A Benedetto era stata promessa la figlia di Gerardo di Galeria (già promotore assieme ai Crescenzi, quattro mesi prima, dell’elezione di Silvestro III), probabilmente solo un’esca per invogliarlo a lasciare il papato e liberarsi definitivamente di lui, dato che la mano della fanciulla non gli fu più concessa.

Il caso di rinuncia più noto è quello di Papa Celestino V, il papa del «gran rifiuto» cantato da Dante nella Divina Commedia, (collocato dall’Alighieri nell’Antinferno, tra gli ignavi). Di origini molto umili, penultimo di 12 figli, venne eletto al soglio pontificio il 5 luglio 1294 in tempi molto bui per la Chiesa. Rassegnò le dimissioni dopo pochi mesi, il 13 dicembre di quello stesso anno, non reputando più opportuno prestarsi alle pressioni di Carlo d’Angiò e dei faccendieri intenti ad approfittare della sua buona fede. “Io Papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per umilità e debolezza del mio corpo e la malignità della plebe, al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta, abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all’onere e all’onore che esso comporta”. Tornato alla vita di eremita, al suo posto il conclave elesse Bonifacio VIII.

L’ultimo Papa dimissionario di cui si ha notizia è Papa Gregorio XII (dal 1406 al 1415). È il periodo dello scisma d’occidente nel quale regnavano contemporaneamente ben tre Papi (Gregorio XII – Papa di Roma, Benedetto XIII – Papa di Avignone e l’antipapa Giovanni XXIII). La situazione viene risolta con il Concilio di Costanza. Gregorio nominò Carlo I Malatesta e il cardinale Giovanni Dominici di Ragusa come suoi delegati. Il cardinale convocò il concilio e autorizzò i suoi atti di successione, preservando così le formule del primato papale. Quindi Malatesta, agendo in nome di Gregorio XII, pronunciò l’abbandono di Gregorio, che i cardinali accettarono, ma in base a precedenti accordi, accettarono anche di mantenere tutti i cardinali che questi aveva creato, dando così soddisfazione alla famiglia dei Correr, e nominando Gregorio vescovo di Frascati e legato pontificio ad Ancona. Il concilio mise inoltre da parte anche l’antipapa Giovanni XXIII (1415) succeduto ad Alessandro V e lo Scisma d’Occidente giunse a conclusione. Gregorio spese il resto della sua vita, due anni, in una tranquilla oscurità ad Ancona.