Nessuno crede alla giustificazione usata dal generale David Petraeus per motivare le proprie dimissioni. Che il direttore della Cia abbia dovuto lasciare la carica realmente a causa di una relazione extraconiugale fa acqua da tutte le parti. Infatti gli analisti più autorevoli puntano ad una sorta di regolamento di conti silenzioso con l’amministrazione di Barack Obama, basato prevalentemente sulle polemiche nate dopo l’assassinio dell’ambasciatore in Libia Christopher Stevens, avvenuto l’11 settembre 2012 ad opera dei terroristi, a causa del quale morirono anche altri tre americani.

Infatti da una parte la Cia è stata accusata (da voci partite probabilmente dal dipartimento di Stato diretto da Hillary Clinton) di non aver soccorso Stevens dopo l’attentato, pur disponendo di una base a poca distanza; dall’altra, gli ambienti militari hanno mugugnato verso il Presidente per non aver autorizzato missioni di rappresaglia. E non vanno dimenticate le critiche espresse contro Obama dallo stesso Petraeus, quando comandava la missione a Kabul, per la decisione di ritirare le truppe in Afghanistan.

Il tempismo delle dimissioni del generale è molto sospetto, o troppo conveniente. Essendo note le sue simpatie repubblicane (viene dato per probabile candidato alla presidenza nel 2016), avrebbe potuto tranquillamente lasciare la carica durante la campagna elettorale; infatti la relazione extraconiugale era finita da almeno sei mesi, e l’Fbi stava indagando sull’amante (Paula Broadwell, la sua biografa) quando il generale era ancora in Afghanistan.

Ma c’è una relazione ben più importante in ballo: quella che Petraeus avrebbe dovuto presentare al Congresso fra pochi giorni proprio sui fatti libici. Di conseguenza le dimissioni evitano che il Generale possa far emergere altri elementi imbarazzanti per Obama e viceversa.

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