Una dipendente avrebbe citato in giudizio la società di call center per cui avrebbe lavorato per nove anni. Il motivo della citazione è stato indicato nel deficit vocale irreversibile che la donna avrebbe subito a causa del suo lavoro. Per la prima volta, dunque, un call center viene mandato a processo per quella che è stata indicata come una malattia professionale.

Ad essersi occupato della vicenda è stato il pubblico ministero Raffaele Guariniello (già noto per tantissime altre inchieste di spicco, anche a livello nazionale), poco prima di andare in pensione. Il pm ha ipotizzato che l’azienda potesse essere colpevole del reato di lesioni personali colpose. L’indagine sarebbe scattata dopo che un anno fa arrivò una segnalazione da parte dell’Inail. Sotto accusa sono quindi finiti il manager della società di call center, il responsabile della sicurezza dell’azienda stessa e tre medici del lavoro.

La donna che avrebbe subito il deficit vocale irreversibile è una 44nne di Torino, che oggi è affetta da cordite cronica – così come avrebbero certificato le autorità sanitarie. Avrebbe prestato servizio nell’azienda tra il 2003 e il 2012, parlando fra i trenta e i quaranta minuti per ogni ora di lavoro. Nel 2011 le era stata diagnosticata una distonia ma nonostante ciò era stata considerata idonea per il suo lavoro di operatrice di call center. Le indagini avrebbero poi appurato che l’azienda di call center aveva predisposto un documento di valutazione dei rischi in cui non era previsto questo disturbo per i lavoratori. Tutti gli imputati sono quindi stati accusati di non aver proceduto al tempestivo allontanamento della dipendente, provocando quindi l’aggravamento delle sue condizioni di salute alle corde vocali. Il processo partirà nel febbraio del 2017.