L’Italia ha due mesi per adeguare la legislazione nazionale alla Direttiva 2002/91/CE.

Bruxelles chiede all’Italia di conformare la normativa nazionale alla direttiva comunitaria sul rendimento energetico in edilizia. È il nuovo ultimatum che la Commissione Europea ha lanciato il 29 settembre scorso all’Italia, il secondo passo della procedura di infrazione a carico dell’Italia avviata nel novembre 2010.

Infatti, nel 2010 la Commissione Ue contestava al nostro Paese l’applicazione incompleta della normativa comunitaria per il rendimento energetico degli edifici, rilevando soprattutto che le disposizioni italiane in materia di rilascio degli attestati di rendimento energetico non rispondevano alle norme fissate dalla direttiva.

I punti contestati riguardano la certificazione energetica, l’affitti e gli impianti di condizionamento dell’aria.

- la certificazione energetica: la direttiva prevede che gli Attestati di certificazione energetica siano rilasciati da esperti qualificati indipendenti per tutti gli edifici nuovi e per quelli esistenti. La legislazione italiana invece – secondo la Commissione – consente ai proprietari di autocertificare il rendimento energetico se dichiarano che il loro edificio appartiene alla classe di consumo inferiore (G) e che i costi energetici per l’eventuale inquilino o acquirente saranno molti alti; questo significa che il nuovo proprietario o inquilino non viene informato sui futuri costi energetici né su come migliorare il rendimento energetico dell’edificio.

- L’affitto: per la legge italiana gli attestati di certificazione energetica sono obbligatori solo per i nuovi edifici, ma non per gli edifici esistenti che non ne abbiano già uno al momento della conclusione del contratto d’affitto.
 
- Gli impianti di condizionamento dell’aria: l’Italia, secondo la Commissione, non ha ancora messo in atto misure per garantire controlli regolari degli impianti.

Se l’Italia non adeguerà la normativa nazionale entro i termini fissati dalla Commissione europea, verrà deferita alla Corte di giustizia dell’Unione europea e rischierà una multa per il mancato recepimento della Direttiva.