Cosa sia successo esattamente al volo MS804 della EgyptAir, scomparso dai radar poco dopo essere entrato nello spazio aereo egiziano, ancora non è chiaro. Quel che è certo è che la notizia sta facendo il giro del mondo e certo la ripercussioni, per un Paese già in crisi come l’Egitto, non tarderanno a farsi sentire.

Fino al 2010, il turismo rappresentava il 13% del suo Prodotto interno lordo, occupando circa il 12% della forza lavoro complessiva ed attirando ogni anno all’incirca 14 milioni di visitatori. Negli ultimi sei anni a questa parte, le cose sono tuttavia drasticamente cambiate: dal 2011, anno della rivolta che provocò la caduta di Mubarak, l’affluenza di turisti verso l’Egitto ha subito una progressiva diminuzione, passando dai 14 milioni di visitatori del 2010 a meno di 10 milioni nel 2014. È però tra il 2015 e il 2016 che la situazione è letteralmente precipitata. Le spiagge del Mar Rosso appaiono pressoché deserte, come vuoti restano i grandi alberghi di Sharm el-Sheikh e Hurghada; le strette vie della medina del Cairo, solitamente gremite di visitatori, oggi stranamente silenziose, mentre ben pochi sono pullman si vedono sostare nei parcheggi presso i maggiori siti archeologici del Paese.

Nonostante il ministro del turismo, Yehia Rashed, abbia recentemente dichiarato “l’Egitto è sicuro”, appare evidente che la realtà è ben diversa e a farne le spese, oltre ai milioni di persone che da tutto il mondo amano questo Paese, è anche e soprattutto l’Egitto, il cui settore trainante sta oggi vivendo la più grave crisi della storia.

Per quanto non lo si voglia ammettere, il terrorismo sta cambiando le nostre abitudini: le prenotazioni di soggiorni turistici in Egitto da parte di italiani per la prossima estate sono calate del 90% rispetto all’anno precedente, ha reso noto il responsabile del turismo estero presso l’Authority per lo sviluppo turistico egiziano (Tda), Mohamed Abdel Gabbar. Per quanto riguarda invece i primi mesi del 2016, la situazione non è stata molto diversa, con un 46% in meno di visitatori se si confrontano i 640.200 turisti recatisi in Egitto nel febbraio 2015, contro i 346.500 del febbraio di quest’anno.

Ancora fresco nella memoria è, d’altronde, il ricordo di ciò che accadde lo scorso novembre, quando un aereo di linea russo decollato da Sharm el Sheikh è esploso in volo provocando la morte di 224 passeggeri. Solo pochi mesi dopo, il 7 gennaio 2016, un ordigno artigianale ha colpito un pullman di turisti israeliani presso le piramidi di Giza, mentre, quasi in contemporanea, l’assalto ad un hotel di Hurgada provocava il ferimento di tre turisti. Solo di poche ore fa, infine, la notizia della scomparsa di un Airbus A320 della Egyptair, partito dall’aeroporto parigino di Roissy Charles de Gaulle con 66 persone a bordo e atteso nella capitale egiziana dopo 4 ore. A questi si aggiungono il caso Regeni, il surreale dirottamento su Cipro di un aereo di linea EgyptAir compiuto lo scorso marzo da un uomo che, minacciando di farsi saltare in aria, pretendeva di parlare con l’ex moglie e numerosi altri “incidenti”. La realtà è che la minaccia del terrorismo fa paura: in Egitto, il settore del turismo sta registrando un crollo del 47% rispetto un anno fa. Si teme ora che la tragedia del volo MS804 della EgyptAir possa provocare un’ulteriore ondata di prenotazioni disdette.