Sono stati assolti tutti e 19 gli imputati accusati di disastro colposo, ambientale e di avvelenamento delle acque durante il processo in Corte d’assise di Chieti per le cosiddette discariche dei veleni della Montedison scoperte a Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara. La Corte, presieduta da Camillo Romandini, è stata chiamata a emettere la sentenza nei confronti degli imputati per i quali i pm della Procura di Pescara, Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini, avevano chiesto una condanna dai quattro anni ai 12 anni.

La Corte ha infatti derubricato il reato in disastro colposo e tutti gli imputati sono stati giudicati non colpevoli per sopraggiunta prescrizione. Le persone indagate erano quasi tutti ex amministratori e vertici della Montedison. La scoperta della discarica più grande d’Europa, paragonabile a 25 ettari di rifiuti tossici, risale a 7 anni fa quando, dopo più di un anno di indagini del Corpo forestale dello Stato coordinate dall’allora pm Aldo Aceto, vennero avviate in seguito al ritrovamento di considerevoli quantità di clorometanoderivati nel fiume Pescara.

Nella relazione datata 30 gennaio 2014, basata sui risultati delle analisi dell’acqua campionata nel 2007, i consulenti sottolineavano che “la serie di azioni poste in essere nel sito industriale e nella mega discarica hanno pregiudicato tutti gli elementi fondamentali che presiedono e garantiscono la sicurezza delle acque, determinando così un pericolo reale e concreto per la salute. Luciano D’Alfonso, governatore dell’Abruzzo, ha annunciato una causa civile per il risarcimento dei danni.

Foto InfoPhoto