Per la prima volta un presidente della Repubblica ha pronunciato l’ottavo discorso di fine anno; l’altro elemento inconsueto del messaggio di Giorgio Napolitano diffuso il 31 dicembre 2013 è stato l’inizio. Il capo dello Stato ha aperto il suo messaggio citando alcune lettere che gli hanno scritto dei disoccupati da ogni parte d’Italia, giovani e meno giovani. Vincenzo, 61 anni, gli scrive dalle Marche: “Non può essere che solo noi semplici cittadini siamo chiamati a fare sacrifici. Facciamoli insieme. Che comincino anche i politici“.

Ma Napolitano ha scelto come risposta due esempi che sollevano forti dubbi in quanto ad incisività: “Mi sembra un proposito e un appello giusto, cui peraltro cercano di corrispondere le misure recenti all’esame del Parlamento in materia di province e di finanziamento pubblico dei partiti“.

Dopo avere ripercorso alcuni dei fatti più gravi accaduti in Italia in questi ultimi 12 mesi, citando Lampedusa e “il disastro della Terra dei fuochi“, il presidente ha toccato il tema su cui da molti mesi spinge, spesso invano, cioè le riforme della politica. “Si richiedono lungimiranti e continuative scelte di governo, con le quali debbono misurarsi le forze politiche e sociali e le assemblee rappresentative, prima di tutto il Parlamento, oggi più che mai bisognoso di nuove regole per riguadagnare il suo ruolo centrale“. E ancora: “La nostra democrazia, che ha rischiato e può rischiare una destabilizzazione, va rinnovata e rafforzata attraverso riforme obbligate e urgenti“.

Napolitano ha accennato anche ai veleni quotidiani del dibattito politico, dicendosi preoccupato “per il diffondersi di tendenze distruttive nel confronto politico e nel dibattito pubblico. Tendenze all’esasperazione, anche con espressioni violente, di ogni polemica e divergenza, fino a innescare un “tutti contro tutti” che lacera il tessuto istituzionale e la coesione sociale“.

Sempre a proposito di esasperazioni, manda un messaggio indiretto, senza nominarli, a Beppe Grillo e Silvio Berlusconi: “Sono attento a considerare ogni critica o riserva, obiettiva e rispettosa, circa il mio operato. Ma in assoluta tranquillità di coscienza dico che non mi lascerò condizionare da campagne calunniose, da ingiurie e minacce. Non mi lascerò condizionare da campagne calunniose, da ingiurie e minacce. Conosco i limiti dei miei poteri e delle mie possibilità anche nello sviluppare un’azione di persuasione morale. Nessuno può credere alla ridicola storia delle mie pretese di strapotere personale“.

Il presidente (foto by InfoPhoto) ha concluso ricordando che non intende restare al Quirinale per altri sette anni, dopo la sua rielezione: “Resterò presidente fino a quando la situazione del Paese e delle istituzioni me lo farà ritenere necessario e possibile, e fino a quando le forze me lo consentiranno. Fino ad allora e non un giorno di più; e dunque di certo solo per un tempo non lungo“.