Un presunto caso di discriminazione a Bologna ha acceso le polemiche. All’Arterìa, rinomata discoteca nel centro della città, secondo quanto denuncia il quotidiano La Repubblica, sarebbe stato infatti vietato l’ingresso ai neri. La segnalazione è arrivata nei giorni scorsi da alcuni operatori che lavorano nei centri di accoglienza del bolognese.

I giornalisti di Repubblica riferiscono che all’esterno del locale di vicolo Broglio la fila degli uomini e delle donne di colore è più lunga, mentre quella dei bianchi scorre senza problemi. L’attesa per i neri è infinita, così molte persone si stancano e rinunciano. Uno dei buttafuori della discoteca, interpellato dalla stampa, ammette senza battere ciglio che la discriminazione è stata messa in atto per proteggere i frequentatori del locale.

La misura sarebbe stata decisa dopo che un cliente del locale di colore è stato trovato in possesso di un coltello. Un episodio simile si sarà verificato centinaia di volte in decine di altri locali. La delinquenza è un fenomeno che trascende le razze. L’interrogativo che angoscia molti è: se il colore della pelle del frequentatore della discoteca fosse stato bianco, ai gestori sarebbe mai saltato in mente di proibire l’ingresso al locale a tutti gli uomini e le donne bianche?

Il gestore del locale, Domenico Migliaccio, però nega e si difende, affermando che si tratta di una misura temporanea, nata per stemperare la tensione tra la cittadinanza e i profughi ospitati nei centri di accoglienza:

Nessuna discriminazione etnica, al massimo sono state allontanate singole persone che hanno dato dei problemi. Certo, nell’ultimo periodo soffriamo molto per alcune situazioni legate alla convivenza con i ragazzi di colore, soprattutto i profughi dei centri di accoglienza, che talvolta hanno creato un po’ di disagi.

Migliaccio sulla pagina Facebook dell’Arterìa ha accusato La Repubblica di aver pubblicato una bufala, postando numerose foto di  ragazzi e ragazze di colore presenti nel locale, scattate proprio nelle serate in cui Repubblica avrebbe effettuato la sua inchiesta. Migliaccio ha poi spiegato:

Chi conosce la nostra storia sa benissimo che siamo un luogo di integrazione della città, svolgiamo attività multiculturali.

Il gestore della discoteca ha poi scaricato la responsabilità dell’accaduto sugli addetti alla sicurezza. Il titolare dell’agenzia di security Magnum, Gabriele Lollini, non ci sta a fare da capro espiatorio, sostenendo che si è sicuramente trattato di un errore, probabilmente di uno scambio di persone. Lollini ha invitato le persone di colore respinte all’ingresso a contattare la polizia.

La Procura di Bologna intanto ha aperto un fascicolo conoscitivo. Anche il Comune pretende spiegazioni. L’assessore al Welfare Amelia Frascaroli ha chiesto di boicottare la discoteca:

Si tratta senza dubbio di razzismo, invito i ragazzi a non andarci più.

Il questore Vincenzo Stingone si mostra più cauto ma ha promesso accertamenti:

È un episodio che va verificato, ma se è successo è un fatto molto grave: è compito della questura approfondire il comportamento degli assistenti alla sicurezza e segnalare eventuali violazioni alla prefettura, che detiene l’albo dove sono iscritti.

Sulla vicenda è intervenuto anche il leader della Lega Matteo Salvini che ha approfittato dell’episodio per gettare altra benzina sul fuoco e proseguire la sua campagna contro gli immigrati:

Ai profughi paghiamo colazione, pranzo, cena, ma non lo sballo in discoteca.