In Italia intere generazioni rischiano di perdere un appuntamento importante: quello con il lavoro. A lanciare l’allarme è il presidente dell’INPS Tito Boeri, invocando la flessibilità in uscita nel sistema pensionistico per arginare la piaga della disoccupazione giovanile, che ha raggiunto livelli intollerabili in Italia.

C’é una penalizzazione molto forte dei giovani. Il tema dell’uscita flessibile va affrontato adesso.

Boeri ha illustrato i primi provvedimenti sperimentali, tra cui l’opzione del lavoro part-time per i lavoratori a cui mancano 3 anni al pensionamento. La sperimentazione al momento coinvolgerà non oltre 30 mila lavoratori nel prossimo triennio. In base al numero di adesioni l’INPS deciderà se estendere o meno il modello.

Presidente INPS: politici temono buste arancioni

Il presidente dell’INPS non ha risparmiato una stoccata alla politica per via delle ritrosia di molti leader all’invio delle buste arancioni che quantificano l’ammontare delle pensioni dei contribuenti e prevedono la data del pensionamento. Secondo Boeri i politici sono contrari all’iniziativa perché temono contraccolpi elettorali:

Lo voglio dire con sincerità, c’è stata paura nella classe politica, paura che dare queste informazioni la possa penalizzare. Il timore è di essere puniti sul piano elettorale.

E a giudicare dalle ultime stime dell’INPS i timori sono fondati. Secondo l’istituto previdenziale la generazione 1980 ha una storia contributiva troppo discontinua, tanto che molti potrebbero raggiungere contributi sufficienti solo a 75 anni. Il sistema contributivo entrerà pienamente in vigore troppo tardi, soltanto dal 2032. Boeri invita pertanto il Governo ad analizzare le proposte dell’INPS e a intervenire per scongiurare il peggio:

Quasi un anno fa abbiamo presentato le nostre proposte al Governo, le abbiamo rese pubbliche ad ottobre. Il nostro contributo lo abbiamo dato. Adesso chiaramente spetta alla politica decidere cosa fare. Mi auguro che qualcosa venga fatto.

L’allarme di Boeri fa seguito al monito del presidente della BCE Mario Draghi, che nei giorni scorsi aveva espresso grande preoccupazione per la disoccupazione giovanile, un vero e proprio dramma che paradossalmente colpisce la generazione più istruita di sempre. Anche Draghi aveva invitato ad attuare interventi urgenti per salvare le nuove generazioni.