Ricapitoliamo. Nell’ultimo mese la disoccupazione è salita al 12,6%. Ma attenzione, il dato, secondo l’Istat, dipende dal fatto che la disoccupazione dipende dal numero di persone che hanno ricominciato a cercare lavoro. In effetti tra il mese di agosto e quello di settembre sono diminuiti di 132.000 persone il numero degli inattivi, ovvero di chi non aveva un lavoro e nemmeno lo cercava.

Nel governo Renzi  ed al ministero del Tesoro si legge questo dato come legato ad un incremento di fiducia nel mercato del lavoro, mentre altri – secondo me più correttamente – danno un’altra lettura: un solo stipendio potrebbe non bastare più e quindi anche l’altro genitore sta iniziando a cercare occupazione. Qualunque sia la lettura non si può fare a meno di notare un altro dato – che il premier Renzi ovviamente riporta in un tweet: “Aumentano i posti di lavoro: più 82mila sul mese scorso, più 150mila da aprile”.

Insomma la strada è ancora lunga – molto lunga – ma si notano alcuni segni positivi. Il tasso di occupazione a settembre  è pari al 55,9%, in crescita dello 0,2% rispetto al mese precedente, e dello 0,5% in rapporto a dodici mesi fa – a cui come ho detto fa da contraltare la riduzione del numero degli inattivi, che sono scesi dello 0,9% in rapporto ad agosto e del 2,1% negli ultimi dodici mesi.

La mia impressione coincide con le affermazioni di Roberto Zuccato, presidente di Confindustria Veneto. I dati sull’occupazione dell’Istat sono “positivi, se guardiamo la tendenza, ma la crescita non è ancora stabiltizzata”. Per una volta anche qualcuno del governo si mostra positivo ma senza esagerare. Ecco le parole del ministro del Lavoro Giuliano Poletti: “credo che le condizioni per una ripartenza ci siano”.

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