Stazione. Ore 12,30. Migliaia di persone corrono, chissà dove andranno. C’è lui in giacca e cravatta che con la sua 24ore che fissa il tabellone quasi in ipnosi, l’anziana che trascina le gambe, il caldo la massacra. La famiglia straniera in vacanza con le loro cartine e la voglia di scoprire. La coppia di innamorati che tra un po’ si separerà in attesa della prossima opportunità per stare assieme. Il mendicante che chiede qualche spicciolo, il bimbo che a 5 anni ha già l’iphone. E mi chiedo: chi può essere uguale a me?

Siamo abituati a parlare di “diversità” e “normalità”; due parole che non hanno senso. Come tutto, niente. Esiste il niente? Esiste il tutto? Attorno a me continuano a correre, frenetiche: da quando sono qui ne saranno già passate a centinaia. Alte, basse, di colore, rasta, straniere, italiane, bionde, calve, more, robuste, in forma, alla moda, vestite vintage, con gli occhiali, annoiate, felici… Chi assomiglia a me? Trovo in molti di loro molti pezzi del mio essere: alta, mora, italiana, annoiata e a volte felice…

In realtà tutte loro sono uguali e diverse da me. Se fin da piccoli ci insegnassero a conoscere la diversità dei mondi, oggi, probabilmente, la “diversità” non ci farebbe paura, e forse nemmeno esisterebbe. Dicono che si abbia paura di ciò che non ci appartiene, o perché un domani potrebbe far parte del nostro io, o perché non si hanno i mezzi, la conoscenza, per affrontarlo. Se fin da piccoli ci insegnassero l’importanza della parola CONDIVISIONE, oggi, il nostro mondo, non sarebbe così blindato.

Soli con le proprie malinconie, con i propri fantasmi, con i nostri personaggi. Perché togliersi la maschera è la cosa più dura da fare. E questo volto scoperto lo conoscono in pochi, anche se gli occhi, quelli, possono sempre ingannare. Perché ogni maschera lascia scoperti gli occhi.

E allora partiamo da qui, prima di giudicare, di escludere, di emettere sentenze. E forse capiremo che siamo tutti diversi e tutti uguali. Razzismo, bullismodiscriminazione… E tutte le armi dell’ignoranza potrebbero essere sconfitte con una società che per una volta impara a leggere l’anima e a domandarsi se siamo poi così diversi… Che poi… Diversi da chi?

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