Gli strascichi giudiziari relativi alla morte di Fabiano Antoniani, meglio conosciuto come dj Fabo, non si sono ancora conclusi.

A farne le spese è Marco Cappato, l’esponente dei Radicali che lo scorso 27 febbraio aveva accompagnato il giovane malato nel suo viaggio in Svizzera: a Zurigo Antoniani era infatti entrato in una clinica dove aveva porto usufruire della possibilità del suicidio assistito.

Al suo ritorno in Italia Cappato aveva scelto di autodenunciarsi per aiuto al suicidio, confidando così di mantenere vivo un dibattito che altrimenti avrebbe potuto scivolare nell’indifferenza (come in parte ha testimoniato la timida legge su testamento biologico approvata il mese scorso).

E in questa direzione si deve interpretare il rifiuto del gip di Milano Luigi Gargiullo ad accogliere la richiesta di archiviazione del caso avanzata dalla Procura. La motivazione addotta da quest’ultima richiamava il diritto alla dignità umana, che avrebbe attribuirebbe a dj Fabo e a tutti gli altri italiani che si trovano nelle stesse condizioni “un vero e proprio ‘diritto al suicidio‘”.

Stando a questa tesi i pm pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini sostengono che a Cappato non possa essere imputato alcun reato in quanto mero aiutante di una persona che avrebbe esercitato un diritto individuale.

Il giudice ha invece fissato un’udienza per il 6 luglio, durante la quale avverrà la discussione tra le parti che porterà poi a una decisione finale. D’altro canto anche gli stessi pm nella loro richiesta di archiviazione avevano caldeggiato l’intervento del legislatore per porre ordine nella materia del suicidio assistito.

L’avvocato di Cappato ha commentato positivamente il responso del giudice, sottolineando la volontà di un approfondimento, così anche la Procura ha manifestato soddisfazione perla possibilità di discutere il tema dal punto di vista giuridico e dei diritti.