Docet è una parola latina ancora oggi frequentemente utilizzata. Nello specifico, il termine deriva dal verbo latino docēre, usato alla terza persona singolare del presente indicativo con il significato di ‘insegna’, ‘istruisce’: es. Platone docet. L’ espressione si riferisce infatti a qualcosa o qualcuno dotato di autorevolezza, che ha qualcosa da insegnare o che può essere preso come esempio. Docet si trova quindi in frasi proverbiali come “fabula docet”, enunciata in tono ammonitorio con allusione all’ insegnamento che si dovrebbe ricavare dalla cosiddetta ‘morale della favola’. Analogo significato ha l’ espressione “l’ esperienza insegna”, derivata dalla locuzione latina “eventus docet: stultorum iste magister est” (ovvero: “l’ esperienza insegna, essa è la maestra degli stolti”) spesso indirizzata a colui che vuole a tutti i costi fare il passo più lungo della gamba e che dunque pagherà a proprie spese gli effetti deleteri della sua avventatezza, traendo da queste la lezione cui sarebbe dovuto arrivare fin dal principio.

Se accostato ad un nome proprio (es. “Luigi docet”) l’ espressione sta a significare che da quella persona c’è da trarre un insegnamento, poiché molto preparata e competente su un argomento, o perché il suo comportamento è emblematico di ciò che si dovrebbe fare (o non fare) in una determinata situazione. Luigi potrebbe in questo caso esser preso ad esempio per il modo in cui ha affrontato con successo una determinata situazione o, al contrario, per le conseguenze nefaste a cui lo hanno portato certi comportamenti per così dire ‘poco ortodossi’.

Esempi di utilizzo del termine sono le frasi o espressioni: “Empta dolore docet experientia” (L’ esperienza, pagata con il dolore, insegna); “Bononia docet” (Bologna insegna) in riferimento al ruolo primario della città nel fenomeno di fioritura delle università medievali; “Facere docet philosophia non dicere” – Seneca (la filosofia insegna ad agire, non a parlare); “Albert Einstein d.”; “Cesare d.”; “eventus d.”; “experientia d.”; ecc.