Dolce & Gabbana sono stati condannati dal Tribunale di Milano a un anno e otto mesi  per presunta frode fiscale di circa un miliardo di euro; i due stilisti dovranno anche provvedere a versare all’Agenzia delle Entrate, costituita parte civile nel processo, una provvisionale di 500mila euro. Sono stati assolti, invece, dall’accusa di falsa dichiarazione dei redditi (perché il fatto non sussiste).

Secondo l’accusa, i due creatori, per ottenere facilitazioni fiscali avrebbero costituito una società in Lussemburgo, la Gado, proprietaria dei marchi del gruppo e di fatto gestita in Italia, commettendo così l’evasione di circa un miliardo di euro. In aula era presente Alfonso Dolce, fratello dello stilista e socio di minoranza, per il quale la Procura ha chiesto la condanna a due anni.

L’avvocato Massimo Dinoia, legale dei due stilisti, bolla invece come “paradossale” il processo e il capo di imputazione, in quanto si ipotizza che i due stilisti dalla cessione di marchi a un prezzo “stracciato” alla società estera Gado di cui sono soci, abbiano “incassato 360 milioni sui quali” avrebbero dovuto “pagare 548.832.368 euro di tasse“. Per questa accusa, ha aggiunto il difensore, “siamo cornuti e mazziati”: avendo versato “solo 162 milioni, e cioé il 45%, per i pm Dolce e Gabbana avrebbero voluto evadere le tasse. Ma è normale che le tasse superino di gran lunga il reddito? Non ci sono parole, è paradossale”.