“Non ci rassegniamo a essere crocifissi come dei ladroni. Perché non lo siamo” e poi ancora “Calunnia calunnia, qualcosa resta. Non ci va bene. Non è solo per noi. È per l’azienda. Parliamo di migliaia di persone, con l’indotto. L’altro giorno ho dovuto incoraggiare io delle sartine. Erano sconvolte. “Ma come! Noi! Noi!” Io dico: guardate la nostra vita…” (foto by InfoPhoto).

Queste le parole rilasciate in un intervista di Gian Antonio Stella al Corriere della Sera da Domenico Dolce e Stefano Gabbana in merito alla polemica contro il comune di Milano ed in particolare all’assessore alle attività produttive della giunta PisapiaFranco D’Alfonso, che ricordando la condanna di D&G per evasione fiscale  aveva affermato:“Qualora stilisti come Dolce e Gabbana dovessero avanzare richieste per spazi comunali, il Comune dovrebbe chiudere le porte, la moda è un’eccellenza nel mondo ma noi non abbiamo bisogno di farci rappresentare da evasori fiscali”, riferendosi alla condanna in primo grado, emessa dal tribunale di Milano il 19 giugno scorso, per omessa dichiarazione al fine di evadere le imposte. I due stilisti sono stati condannati a un anno e otto mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena, per la presunta evasione di 200 milioni di euro.

Dopo aver protestato chiudendo tutte le loro attività di Milano “per indignazione” ora dicono la loro attraverso un’intervista al noto quotidiano, (Per leggere l’intervista integrale cliccate qui).