La guerra tra il Comune di Milano e la nota casa di stilisti Dolce&Gabbana sembra non avere la parola fine. E ora, direttamente dalle pagine del Corriere della Sera, i due stilisti rincarano la dose: se arriverà la multa, l’azienda chiuderà i battenti: “Ma scusi: come potevamo accettare di essere bollati come evasori? – irrompe Stefano Gabbana – noi siamo delle persone perbene. Viviamo in Italia, paghiamo le tasse in Italia, non facciamo finta di vivere all’estero…. Ci limitiamo a chiedere: vi pare possibile che per gli stessi identici fatti, sulle stesse identiche carte, possiamo essere assolti nei processi penali e condannati in quello tributario? Noi sappiamo fare vestiti. Vogliamo fare vestiti. E invece siamo stati tirati in mezzo in una storia complicatissima di commi e codicilli”.

Dunque, uno sfogo che sembra arrivare dritto dal cuore, da parte di due persone ferite nell’animo: “Non ci rassegniamo a essere crocifissi come dei ladroni. Perché non lo siamo – prosegue Gabbana, appoggiato dalle parole di Stefano Dolce - la calunnia non ci va bene. Non è solo per noi. È per l’azienda. Parliamo di migliaia di persone”. Case intestate a loro, barche intestate a loro e così via. Niente attribuito a fantomatiche società in paradisi fiscali: “Ma che ci importa di eludere il fisco – prosegue Stefano Gabbana – dicono che 360 milioni per quel marchio celeberrimo nel mondo erano pochi? Ma cosa vuole che ne sapessimo, noi. Avevamo chiesto una stima a Price Waterhouse Coopers. E ci dissero: 360 milioni”.

E qui nasce la grana: la finanza dice che la stima era bassa. E se confermano la condanna a 400 milioni di multa? “Chiudiamo. Cosa vuole che facciamo? Chiudiamo. Non saremmo in grado di resistere. Impossibile – le parole di Stefano Dolce, appoggiato dal collega Gabbanamica ce l’abbiamo col Comune di Milano. Ce la siamo presa con l’assessore. Chi mai gli aveva chiesto qualcosa? Che motivo aveva per tirarci in ballo?. Il fatto – conclude – è che non abbiamo mai avvertito intorno l’orgoglio delle istituzioni per quello che rappresenta Dolce & Gabbana nel mondo. Come se la moda fosse una cosa secondaria. Sentiamo l’orgoglio dei milanesi e degli italiani, sì. Ma mai abbiamo avvertito questo orgoglio delle istituzioni. Mai”.